AMLETO ESSERE PRONTI A TUTTO

5 Giu 2014
Compagnia Laboratorio di Pontedera
Con Stefano Vercelli Amleto
Savino Paparella primo duellante e Re Claudio
Luisa Pasello secondo duellante e Regina Gertrude
Silvia Pasello terzo duellante, Ofelia, primo becchino
Tazio Torrini quarto duellante, Laerte, lo spettro, Rosencrantz, un attore
Antonio Lanera quinto duellante, Polonio, Orazio, un attore
Debora Mattiello sesto duellante, Guildenstern, Osric, un’attrice
Drammaturgia Stefano Geraci
Scene e costumi Marcio Medina
assistente per i costumi Silvana Marcondes
realizzazione costumi Patrizia Bonicoli
Luci Marcello D'Agostino
Musiche Ares Tavolazzi
Sergio Zagaglia
allestimenti Stefano Franzoni
realizzazione scenografia Sergio Seghettini
costruzione scenografia Alessandro Lo Bue e Marco Viegi Dal Fiume
maestro d'armi Carlo Macchi
Foto di scena Maurizio e Federico Buscarino
Assistente alla regia Snejanka Mihaylova
Regia Roberto Bacci
si ringraziano per la collaborazione Carla Pollastrelli, Luigi Lombardi Vallauri e Augusto Timperanza
AMLETO ESSERE PRONTI A TUTTO

Il nostro pesce si chiama Amleto

Qualcuno ha scritto “l’ideale del pesce è un fiume senza sponde”.
Il fiume in cui il nostro Amleto nuota, però, le sponde le ha, sia per renderlo riconoscibile, sia perché la corrente dello spettacolo vi possa scorrere nella direzione da noi voluta.
Tuttavia, una parte importante del lavoro è stata quella di allontanare queste sponde il più possibile tra loro: da un lato la sponda della tradizione romantica; dall’altro lato la sponda dell’avanguardia che a volte riduce il testo di Amleto, o alla dimostrazione di una tesi intellettuale predefinita, oppure ad un pretesto per parlare d’altro.
Restando nel grande spazio tra queste due scelte possibili, abbiamo cercato di meditare il testo di Shakespeare con lo strumento del nostro teatro per proporre questa esperienza agli spettatori e per continuare a meditarla e trasformarla nel tempo.
All’inizio delle prove ci siamo posti tre condizioni concrete a cui sottometterci:
la prima: lavorare con solo sette attori;
la seconda: ci siamo dotati, oltre ai personaggi di Amleto, di sei personaggi “neutri”, del tutto somiglianti a schermitori con tanto di maschera protettiva e di spada. Compito di questi sei duellanti è stato quello di creare un contesto di azioni da cui tutti i personaggi del dramma potessero prendere vita, ma che avessero essi stessi una loro autonoma necessità drammaturgica, una loro “vita segreta” con cui incontrare Amleto (l’unico escluso da questo loro mondo);
la terza: l’esistenza di una grande struttura in ferro semovente che disegnasse volta per volta lo spazio ed i tempi dell’azione e che potesse funzionare come un vero e proprio personaggio aggiunto (Elsinor?).
Queste tre condizioni di partenza, apparentemente semplici, ma che in realtà hanno imposto un lungo lavoro tecnico e drammaturgico, sono stati gli strumenti principali che ci siamo dati per interrogare il testo parziale originale, anch’esso elaborato precedentemente in un lungo processo di riduzione.
Ad Amleto, come personaggio, è stato richiesto di visitare la struttura di azioni creata dai sei “schermitori” e dai personaggi del dramma, via via evocati, per sviluppare la storia originale. Ed è con le reazioni di Amleto a questo habitat che si è andata strutturando la linea principale dello spettacolo.
La costrizione del numero limitato degli attori rispetto ai ruoli classici previsti dal dramma, ci ha imposto inoltre una linea drammaturgica parallela a quella di Shakespeare in modo da poter avere due mondi a disposizione (quello dei sei “schermitori” e quello dei personaggi della storia) che reagissero l’uno all’altro ed entrambi al personaggio di Amleto.
Il pentagramma su cui lo spettacolo è stato scritto ha avuto quindi quattro linee parallele: gli “schermitori” con le loro azioni-reazioni; i personaggi del dramma da essi derivati; il personaggio di Amleto; la struttura mobile che via via permetteva allo spazio di raccontare luoghi diversi.
A queste linee parallele se ne sono poi aggiunte altre intrecciandosi con esse: quella del testo di Shakespeare; il grande spazio contenitore; i costumi con la loro storia ed il loro destino; la luce; la musica ed i canti; il lavoro sulla scherma a cui tutti gli attori sono stati chiamati e che ha richiesto un lungo periodo di applicazione.
Oltre a questi elementi, ha preso particolare significato ed importanza per gli attori, ma anche per me ed il drammaturgo, la relazione tra il lavoro degli schermitori e quello sui personaggi di “Amleto”.
Un processo iniziato come un “limite” di cui tener conto ha preso sempre più un’importanza creativa fondamentale. Il passaggio dalla “neutralità” del “tipo schermitore” al personaggio scespiriano, e viceversa, ha prodotto un mondo ambiguo e misterioso, una sorta di “trappola” per catturare il senso del lavoro e quindi anche per la costruzione dello spettacolo stesso.
Amleto, come personaggio, ha avuto invece una sua vita ed un suo processo autonomi.
I punti di partenza per l’attore che interpreta Amleto sono stati:
la sua età anagrafica (incongrua rispetto al testo originale); le parole di Shakespeare da utilizzare reattivamente al contesto via via creato da tutti i personaggi e dagli elementi sopra descritti; la condizione di un viaggiatore o di un visitatore che ripercorra consapevolmente un luogo ed un tempo che ha già visitati (quando?) senza un costume che lo identifichi se non come uno qualunque di noi.
Lavorando giorno dopo giorno i vari livelli materiali e di pensiero sopra descritti, lo spettacolo ha preso di per sé vita, forma, ritmo, identità.
Se da un lato si è andato progressivamente chiarendo quale domanda sia Amleto oggi per noi, da un altro punto di vista resta un lato oscuro con cui convivere che, ci auguriamo, continuerà a generare domande finché lo spettacolo vivrà.
L’esistenza di questo “lato oscuro” è forse l’unica speranza per il nostro pesce-Amleto di nuotare in un fiume senza sponde, un oceano di inquietudine e di stupore di fronte all’ “essere umano” senza fine e senza tempo.
Roberto Bacci

Nota: durante i mesi di prove sono stati proposti agli attori tre incontri che nutrissero il pensiero rispetto ai temi su cui Amleto ci chiama a riflettere. Questi tre incontri, molto diversi tra loro, ma altrettanto importanti, sono stati in ordine di tempo con Luigi Lombardi Vallari, Augusto Timperanza e Carla Pollastrelli. Qui, li ringrazio.

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