COCO

5 Giu 2014
Regia Dario Marconcini
Alessio Pizzech
Traduzione Luca Scarlini
Con Coco Elena Croce e Consuelo Giovanna Daddi
Scene e costumi Leontina Collaceto
Produzione Associazione Teatro Buti, Fondazione Pontedera Teatro 2010
COCO

Dopo l’Amleto la nostra indagine sui testi teatrali di Koltès, poco conosciuti e poco rappresentati, continua.
Coco è l’ultimo che ha scritto tanto da non avere avuto il tempo di finirlo; ci resta questo frammento che come tale ha tutto il fascino dell’incompiuta, come una sonata a cui manchino le ultime note.
Ma cosa c’entra Koltès con Chanel, questa signora che con le sue creazioni di moda ha segnato e cambiato la storia del costume del ‘900, oltre ad incrociare nel suo percorso e a divenirne amica artisti come Picasso, Diaghilev, Cocteau, Artaud, Bresson, Stravinskji?
Cosa c’entra con quelli che sono stati i temi dominanti dei suoi testi come l’emarginazione, la perdita di identità, lo smarrimento, dure contese ai confini del deserto o nelle periferie delle metropoli?
Qui non è quel mito che interessa a Koltès ma piuttosto il suo disfacimento, la sua caduta, il suo degrado, il suo vaneggiare prima della morte; è come nelle tragedie il tema della morte dei re dove la solitudine terribile, pregna di memorie lontane e di sogni, è la sola compagna sulla via del distacco da questa terra.
Questo testo così breve nasconde, oltre al conflitto servo/padrone, oltre a ricordare un finale di partita dove la partita a scacchi è persa in partenza, un grande scontro fra un mondo che finisce e che fa pensare al mondo degli dei e alla sua caduta, ed un altro mondo che è pronto a possedere  quello spazio che sarà abbandonato con tutta la crudeltà, animalità e anche fredda determinazione di una nuova generazione senza memoria.
E questo accade in un dialogo ingannevolmente quotidiano, probabilmente senza speranza e senza fede, ma non senza nobiltà.

Dario Marconcini

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