DI QUA DALL’INFINITO

25 Nov 2019 - 28 Nov 2019
Per studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado
Da Giacomo Leopardi
Di Michele Santeramo
Con Fabio Facchini (iNuovi)
Musiche Sergio Altamura (chitarra) e Giorgio Vendola (contrabbasso)
Produzione Fondazione Teatro della Toscana
Orari
Dal 26 al 29 novembre ore 10.00
DI QUA DALL’INFINITO

 “La poesia non è di chi la scrive ma di chi gli serve”
Le cronache raccontano con suffi ciente certezza che Giacomo Leopardi scrisse L’Infi nito dalle 12 e 45 di una mattina di primavera. Questa che si racconta qui è la vera, verissima ricostruzione di quel che accadde durante quella mattina, fi no alle 12 e 45 e oltre, addirittura fi no a “in questo mare”.

Da dove viene l’ispirazione? Su cosa si costruisce l’abitudine alla scrittura?
Dov’è che appare l’infi nito, e per quale motivo, e come si trovano le parole per scriverlo?
A tutte queste domande nessuno sa rispondere, ma cercando tra le piccole storture di quella che sembrava una mattina qualunque, ecco apparire alcuni appoggi, delle ipotesi, una possibile spiegazione.

Sono affezionato ad una defi nizione sgrammaticata e approssimativa del poeta, che non so più se ho letto o inventato: il poeta è uno che quando senti qualcosa e non sai dirla, arriva lui e te la dice.
La cronaca di quella mattina contiene suggestioni, arrabbiature, litigate, sogni, paesaggi, da cui deve venir fuori qualcosa, come in ogni mattina. Perché ogni giornata porta con sé un accidente.

Quella mattina non sembrò diversa dalle altre. Giacomo si alza dal letto col passo arzillo e svelto di uno che va incontro alla vita con la speranza che la vita non lo deluda anche oggi. Con questo spirito nel cuore apre la tenda alla fi nestra e tra lui e il paesaggio scopre ancora un pezzo di notte velato da una tristissima nebbiolina che sembra confondere sguardo e speranze. Giacomo pensa: e anche questa l’ho in quel posto”. Poi, alle 12 e 45, arriva l’Infinito.

Michele Santeramo


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