HERETICO

20 Gen 2018
Leviedelfool
Uno spettacolo di Leviedelfool
Regia e drammaturgia Simone Perinelli
Con Claudia Marsicano, Elisa Capecchi, Daniele Turconi e Simone Perinelli
aiuto regia e organizzazione Isabella Rotolo
Musiche Massimiliano Setti
Disegno luci e scene Fabio Giommarelli
fonica Niccolò Menegazzo
Costumi Labàrt Design
Produzione Gli Scarti / FuoriLuogo
Coproduzione Armunia, Fabbrica Europa, Triangolo scaleno Teatro / Teatri di Vetro
Foto di scena Manuela Giusto
Orari
21.00
HERETICO

Dopo questo apparente nulla

Trama

“Ogni religione è un castello in aria e la teologia non è che l’ignoranza delle cause naturali ridotta a sistema…”

Holbach

In verità vi dico che non è vero.

Sette capitoli per prepararsi al giorno in cui ogni religione ci apparirà per ciò che realmente è: un insulto all’intelletto umano. Ogni culto, un raggiro. Ogni dogma, una risposta imbarazzante.

Ma nonostante questo, la fede religiosa resta così salda che neppure preti, teologi, vescovi e cardinali sono riusciti a sradicarla dal cuore degli uomini e ancora oggi, alimentata da una chiesa portatrice di una morale deformata, resta una comoda alternativa al pensiero e alla fatica dell’indagine.
Eppure, cosa è successo?
Abbiamo davvero preferito far piangere le statue piuttosto che sentirci parte di quell’atto poetico, il più grandioso, che è l’Evoluzione? Che in silenzio, senza nulla recriminare, mentre questo pianeta continuava a girare e mentre la terra e l’acqua si sostituivano l’una all’altra, ha creato innumerevoli forme. Le più belle e le più meravigliose.

Note di regia

“Se questa pièce fosse stata una composizione musicale l’avrei chiamata “scherzo in re maggiore”.
Già: uno scherzo. Perché ci vuole grande ironia per pensare oggi di poter realmente puntare il dito contro religione, chiesa e dogmatismo.
Persino Giordano Bruno quel dito lo ha abbassato e la prima bozza della statua di Ettore Ferrari, col dito puntato a mo’ di accusa verso il vaticano, si è tramutata nella raffigurazione del filosofo in atteggiamento pensante e guarda il vaticano, ma a testa bassa.
E così, contro questa chiesa che ha desacralizzato il cielo e ci ha raccontato il finale con la simpatia di chi ti racconta la fine del libro che stai leggendo, non posso che dare vita a uno spettacolo superficiale diviso in sette capitoli con un linguaggio semplice per scansare l’errore di fondare nuove fedi nel tentativo di distruggere quelli esistenti.
Sette capitoli percorsi quindi da una drammaturgia semplice. Sette tracce come in un concept album, attorno a unico movimento tematico antidogmatico e antireligioso. Sette come i candelabri d’oro, i sigilli e gli squilli di tromba descritti dalle allucinazioni di Giovanni nell’allucinato libro dell’apocalisse.
Dalla creazione alla fine del mondo il cristianesimo, come altre religioni, racconta la storia dell’uomo attraverso supposizioni fantasiose, facendo leva sul sentimento umano più antico del mondo: la paura.
Forse la paura di un cielo vuoto. Perché le stelle e le galassie, invisibili a occhio nudo e troppo lontane, non bastano a colmare quel vuoto causato dalla fallimentare ricerca di un senso che dia significato al caso.
E’ così che la naturale tensione dell’uomo verso l’infinito diviene urgenza di conforto, di aldilà, di risposte pret à porter, di quel Dio che sfocia in una religione che è oppio per la mente; tanto che il bisogno di credere nasce, si moltiplica, diviene contagioso e da tempi immemori sino ad oggi finisce per dividerci e portarci ad ucciderci l’uno con l’altro.
Divide ma “porta pace”, illude ma “dà sollievo” e ancora oggi alimenta un’intolleranza assassina in tutto il pianeta.
Così può accadere che le parole dei testi sacri con i loro ricorrenti temi di morte, di violenza, di ricatto e mirati ad suscitare in chi legge un insensato senso di colpa, non è detto che riescano ad offrirci una comprensione più profonda e uno stupore più commosso per le meraviglie del mondo.
Così può accadere che in un attimo di lucidità riusciamo a vedere la grande bugia dipanarsi attorno a noi, tanto grande da divenire nel tempo cultura e culla di civiltà. Tanto grande da aver messo fuori gioco impunemente grandi menti di grandi uomini come Giordano Bruno, durante i secoli in cui istaurò regimi degni delle peggiori dittature e tirannie.
Tutto questo in nome di miti primitivi copiati e incollati, deformati nel racconto a tappare buchi grandi come milioni di anni nella storia dell’uomo.
Ma d’altronde, come recita il terribile motto di un famoso dittatore austriaco con i baffetti, uomo atroce al pari di coloro che “illuminarono” di cristianesimo i secoli bui mettendo al rogo il libero pensiero, “le masse sono più facilmente abbagliate da una grande bugia, che da una piccola”.”

Simone Perinelli

Tweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook

I commenti sono chiusi.