I BEI GIORNI DI ARANJUEZ

3 Mar 2018 - 4 Mar 2018
Dario Marconcini
Di Peter Handke
Con Dario Marconcini e Giovanna Daddi
Palcoscenico Riccardo Gargiulo e Maria Cristina Fresia
Luci Riccardo Gargiulo
Impianto sonoro Flavio Innocenti
Regia Dario Marconcini
Produzione Associazione Teatro Buti
Orari
21.00, domenica ore 17.30
Dove:
Pontedera / Teatro Era
via Indipendenza
I BEI GIORNI DI ARANJUEZ @ Pontedera / Teatro Era

Dario Marconcini e Giovanna Daddi operano ancora una volta una scelta coraggiosa nell’autore da mettere in scena. Con una sinfonia narrativa rigorosa e precisa presentano I bei giorni di Aranjuez di Peter Handke, scrittore e drammaturgo austriaco tra i più importanti scrittori contemporanei.
I bei giorni di Aranjuez di Peter Handke è un dialogo tra due personaggi, un uomo e una donna, in un’atmosfera di sospensione, di attesa, di preparazione, che si spegne nell’incompleto, nell’incompiuto, dentro un paesaggio naturale ma indefinito.
Una produzione Associazione Teatro Buti.

Domenica 4 marzo al Teatro Era dopo lo spettacolo si terrà un incontro con la compagnia, aperto al pubblico, coordinato da Igor Vazzaz. L’incontro è inserito nel progetto di fomazione Scritture sulla scena. Con il coordinamento scientifico di Anna Barsotti, professore ordinario dell’Università di Pisa, Scritture sulla Scena è un ciclo di incontri e approfondimenti critici sulle differenti funzioni e forme che drammaturgia e regia assumono sulla scena contemporanea.

Note di Regia

“Quello che ci affascina di questo testo, a parte la sua irrapresentabilità, è che qui, Handke, invece di essere quell’autore di pièces provocatorie che hanno contraddistinto il suo percorso teatrale, attraverso un dialogo estivo, calmo, quasi sospeso nel tempo e nello spazio, ci dà la possibilità, immobilizzando il corpo degli attori attorno a un tavolo, di lasciarsi andare, solo con la parola, ad onde di ricordi e visioni dove veglia e sogno sono presenti.
È per lo scrittore un segno di cedimento o l’apertura per un altro mondo?
Verso… où sont les neiges d’antan?
Solo attraverso le regole che scandiscono un gioco di domande/risposte, si possono ritrovare quelle nevi?
È nella mente dell’autore, nel mistero della sua scrittura che l’attore cerca di penetrare, assumendola su di sé e questo è il compito più difficile, ma solo così si possono toccare i fili di quella trama nascosta che ci avvicina e ci rivela il suo mondo.
Forse la vera provocazione di Handke qui sta nell’evocare qualcosa che si va perdendo e viene da citare Brecht quando diceva “tempi cupi quando discorrere di alberi è quasi un delitto”.
Ma, alla fine, Handke dà di nuovo spazio ai suoi fantasmi e questo paradiso perduto, questa quiete, dove la confessione, la sincerità, il sogno, le visioni, sono linfa vitale permessa, viene turbata dall’ irrompere là dentro di tutto il rumore di quel mondo da cui invano si vuol fuggire.
Il momento della contemplazione si smarrisce anche se l’incantamento e le domande sul mistero dell’esistenza restano immanenti come, non senza una certa ironia, l’ultima.
“Chi può sapere che cosa sonnecchia nelle segrete nebbie del tempo?”

Dario Marconcini

LUOGO


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