IL RAGLIO DELL’ASINO

5 Giu 2014
Con Alessandro Bertollini, Elena Ciardella, Marco De Liso, Andrea Fiorentini, Luisa Pasello, Silvia Pasello, Silvia Rubes, Tazio Torrini
Drammaturgia Roberto Bacci e Stefano Geraci
Scene Monica Sereni
Costumi Compagnia Laboratorio di Pontedera
maschere Daniela Giurlanil
Luci Maurizio Viani
allestimenti Stefano Franzoni
Direzione tecnica Sergio Zagaglia
Assistente alla regia Luisa Pasello
Regia Roberto Bacci
Produzione Fondazione Pontedera Teatro, 2003

Dedicato a L’idiota di F. Dostoevskiji

il raglio preview

Lo sappiamo tutti, la nostra vita è attraversata da continue tempeste di passioni.
È un’energia enorme che si sviluppa, sconosciuta, inconsapevole, che ci fa scambiare per destino l’essere sbattuti da una parte all’altra della nostra esistenza, senza riposo, senza speranza.
I romanzi di Fëdor Dostoevskij ci aiutano ad osservare dal di dentro queste passioni, ma purtroppo, non ci aiutano a conoscerle veramente fino al punto di poterle equilibrare trasformandole in un vento favorevole alla navigazione verso una meta reale.
Il raglio dell’asino s’ispira all’opera di Dostoevskij ed in particolare a L’idiota, ovvero al tentativo del grande scrittore russo di sperimentare in un romanzo la possibile esistenza di un “essere assolutamente buono” che, con i propri sentimenti, possa indirizzare il destino proprio e del prossimo verso la salvezza.
Per Dostoevskij, il tentativo fallirà lasciandoci un capolavoro della letteratura di tutti i tempi. In un passaggio del romanzo, il raglio di un asino sveglia il protagonista, l’idiota, straniero in un paese lontano, a una nuova consapevolezza della propria esistenza.
Nello spettacolo, lo straniero sopraggiunto durante una festa di compleanno in una squallida balera di provincia, trasformato in un asino, fallisce nel tentativo di risvegliare dalla tempesta delle loro passioni il gruppo dei frequentatori.
L’asino “fisarmonica del dolore”, secondo la straordinaria immagine sonora del poeta Sandro Penna, diventa così lo strumento su cui si accorda tutta la musica dello spettacolo. L’uomo, generato come “corona della creazione”, mostra la sua umile pietà per la propria condizione: ragliando al cielo, aspetta una risposta che tarda ad arrivare.

Roberto Bacci

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