KOLTES GIORNO DI MORTE

5 Giu 2014
Traduzione Luca Scarlini
Con Chiara Argelli, Gianni Buscarino, Giovanna Daddi, Dario Marconcini
Regia Dario Marconcini
aiuto regia - scene e costumi Leontina Collaceto
palcoscenico e luci Riccardo Gargiulo, Valeria Foti, Maria Cristina Fresia
realizzazione costumi La Bottega delle Pulci
voci di Andrea Bacci, Andrea Balducci, Annalisa Lari
sonoro Massimo Battaglini
Produzione Fondazione Pontedera Teatro e Associazione Teatro di Buti

giorno di morte nella storia di Amleto

Giorno di morte nella storia di Amleto
Vibrante ed inedito Koltès.

Koltès uno dei più grandi autori teatrali del secondo novecento è conosciuto per i suoi testi da “Combat de negre et de chien” a “Roberto Zucco” molto meno per i suoi testi di esordio.
Questa è una piece mai rappresentata in Italia e poco conosciuta anche nel suo paese di origine .
E’ scritta dal giovane Koltès in un primo periodo di creazione quando si confrontava con i grandi classici ;
qui non ne fa un esercizio di stile anche se esso traspare in questa colta cristallina scrittura nella quale ci sono già tutti i germi di quella che sarà la sua vena poetica che svilupperà nei suoi capolavori, e cioè l’emarginazione, la solitudine, la perdita di identità.
Questi i grandi temi che si confrontano con la storia conosciuta di Amleto con un effetto spesso spiazzante.
Attraverso questo testo Koltès cerca il superamento della cultura borghese, del meccanismo della famiglia che fa esplodere con tutte le sue contraddizioni e della società industriale quasi una sorta di ricerca di nuovi miti.
Qui il mito originario dell’Amleto, che è un mito nordico basato sull’incesto e sull’assassinio del padre, è ormai lontano, piuttosto è la eterna commedia umana che si consuma all’interno della famiglia e che la farsa tramuta in tragedia.
Tutta la pièce è attraversata da un’aria di follia, a cui si sottrae appena Amleto, tanto che i personaggi tratteggiati da Koltès sembrano dei malati della Salpetrière che giocano a fare l’Amleto di Shakespeare, oppure dei borghesi che si rifugiano nel gioco dell’attore per sfuggire all’impatto della vita di tutti i giorni.

Dario Marconcini

“Giorno di morte nella storia di Amleto” rivela l’intenzione dell’autore di individuare le possibili coordinate proprie di un metalinguaggio teatrale attraverso la scomposizione e ricomposizione dei materiali letterari, teatrali e cinematografici. Di qui la nostra scelta di giocare il pezzo di Koltès nello spazio dell’antica Società Operaia di Buti, dove la scena è progettata come un set cinematografico che riproduce la scansione architettonica dello spazio “reale”.
All’interno del set sono collocate tre quinte mobili memoria geometrico-narrativa del periatto greco, la cui peculiarità si definisce sia in funzione di una collocazione riconoscibile rispetto al codice del palcoscenico, che per definire tagli inaspettati e multipli propri dell’inquadratura cinematografica. Il pubblico – collocato su di una bassa gradinata fissa e parallela al boccascena che contiene il set- fruisce contemporaneamente di una visione intrinseca al teatro all’italiana, quanto a continue fratture dell’immagine e di conseguenza “dell’azione”, prodotte dai movimenti alienanti delle quinte. All’interno l’attore con abiti costruiti attraverso tagli e ritagli di pezze –memorie letterarie e di costume – produce la decomposizione dei “generi” teatrali senza peraltro mai pervenire all’univocità della “lettura”.

Leontina Collaceto

“Il Bardo non c’è: miraggi, travisamenti, travestimenti shakesperiani”
Una conferenza-spettacolo di Luca Scarlini

William Shakespeare è una presenza massiccia, corposa e circostanziata nella nostra cultura, con links talvolta insospettabili negli ambiti meno prevedibili. Straordinario juke-box di storie, è, di fatto, la migliore immagine del canone della letteratura occidentale e resiste invariato, tornando in auge a periodi alterni in contesti e per necessità differenti. Rivisitare è operazione quotidiana; tornare a un patrimonio già visto, già sentito, già letto e trarne nuova vita è un meccanismo, che pur da sempre esistente, ora ha il pregio e il fascino di una tecnica prioritaria. In tutto questo l’autore di Amleto ha un ruolo assolutamente centrale; non si contano infatti le versioni di ogni genere tratte dal suo repertorio, con una gamma di effetti e di propositi stilistici praticamente infinita.
Luca Scarlini

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