LA SOFFERENZA DELLA LUCE

5 Giu 2014
Regia Luisa Pasello
Scritto da Silvia Rubes
Drammaturgia Luisa Pasello, Silvia Rubes
Creazione luci Marcello D’Agostino
Allestimento Giovanni Berti, Stefano Franzoni
Direzione tecnica Sergio Zagaglia
Scene e costumi Luisa Pasello
Direzione e regia Luisa Pasello
Prende posto in scena Silvia Rubes
Foto di scena Ippolita Franciosi
Produzione Fondazione Pontedera Teatro, marzo 2008
LA SOFFERENZA DELLA LUCE

OPERA SCANDITA IN SETTE PENSIERI:
Pensiero primo
Un pensiero qualunque è come un fiore qualunque…
Pensiero secondo
Prendere i demoni per demoni, ecco il pericolo…
Pensiero terzo
I rumori sono penetrati nel ricordo a tal punto…
Pensiero quarto
…la morte del pensiero come silenzio o pensiero puro…
Pensiero quinto
…viaggiare è l’incontro delle due vite che ci appartengono…
Pensiero sesto
…il massimo piacere corrisponde all’illusione di stare in un luogo già conosciuto…
Pensiero settimo
Esiste un lato oscuro della vita che non si identifica col male…

“Deve ben esistere un terreno comune a profani e artisti, un terreno sul quale sia possibile un incontro, sul quale l’artista cessi di apparire qualcosa di estraneo. E appaia invece come un essere che al pari di voi, non richiesto del suo parere, è stato gettato in un mondo proteiforme in cui bene o male, gli tocca raccapezzarsi.” (Da “La confessione creatrice” di Paul Klee)

Una donna attraverso le vicissitudini e i piccoli gesti del quotidiano, incontra le parole che mettono in luce l’aspetto straordinario delle piccole cose. Una personcina goffa e stupita che manifesta con la grazia dei deboli la scoperta di questo mondo.
Come chi, viaggiando in treno, vede dal finestrino le case abitate, la donna improvvisamente realizza la dimensione del suo essere al mondo come altri, come tutti gli altri-sentirsi piccoli e nello stesso tempo poter misurare con le dita, nella distanza tra pollice e indice, il campanile della chiesa che passa accanto. Un sentimento di struggente nostalgia e di amore per le cose a noi sconosciute ma familiari, segna il tempo di questo nostro passare e ci conferma nell’intuizione di una partenza a venire per noi misteriosa.
Le domande sull’esistenza si presentano semplicemente guardando.

Il pensiero sulle cose innalza la temperatura della materia, le molecole impazziscono, le materie si rarefanno, vanificano, assumono una sostanza irreale, la qualità della distanza.
Proiettando col pensiero il mondo sotto di sé, si ottiene un mondo miniaturizzato, una rappresentazione che acquista la perfezione del così bello che sembra finto, come se la natura fosse veramente incapace di una bellezza perfetta e duratura, che indica l’eternità, o una sua proiezione illusoria.

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