L’ANGELO DELL’INVERNO

5 Giu 2014
Tratto da Il canto del cigno di A. Čechov
Di e con Silvia Pasello
creazione luci Valeria Foti
Musiche Ares Tavolazzi
Foto di scena Paolo Foti
Produzione Fondazione Pontedera Teatro 2012
in collaborazione con Associazione Teatro Buti
L’ANGELO DELL’INVERNO

“A questo punto il vuoto della scena,
quel nulla
e la tragedia dell’essere attore,
è tutta la questione dell’esistenza.”
Piergiorgio Giacchè

Si tratta di un lavoro basato su un atto unico di Anton Čechov: Il canto del cigno.
Questa piccola opera, nella sua apparente semplicità, contiene una sfida potente per l’attore. Lo costringe a fare i conti con le questioni essenziali del suo mestiere e lo pone di fronte alla sua condizione. Il protagonista della nostra storia, un vecchio attore, si ritrova da solo, di notte, nel teatro deserto. Si è addormentato in camerino dopo lo spettacolo.
La solitudine e lo smarrimento di fronte a questa situazione lo spaventano, e allo stesso tempo provocano in lui un flusso di pensieri che lo portano a cercare un interlocutore. Nella versione di Čechov, questo interlocutore si materializza nel vecchio suggeritore che vive in teatro.
Nella versione che viene presentata in questo caso, l’interlocutore è un violoncello a cui l’attore affida una voce amica. Questo dialogo surreale permette al nostro protagonista di percepire il paradosso rappresentato da quel vuoto che è il teatro.
Ingemar Lindh scriveva:

Quando il musicista o il danzatore perdono il contatto con la propria forza creatrice, mantengono pur sempre una base, garantita da un linguaggio estremamente codificato. All’attore non resta che un abisso. Paradossalmente è proprio in questo baratro che si trova la sorgente della creazione. La vena di questa sorgente è un’arteria aperta che unisce gli atti fondamentali con quegli degli altri esseri, dandogli valore universale.

Dice il nostro attore: “È semplice pensare che all’attore venga così, come servito su un vassoio, ma non è così facile, non è facile…”
E che cosa non è facile? In che cosa consiste il lavoro di un attore?
Con queste domande ho intrapreso il mio viaggio verso lo spettacolo, con un grande desiderio di incontrare in me qualche risposta sincera.
Il testo di Čechov ci racconta l’attore dell’ottocento, il linguaggio è piuttosto pomposo e decisamente superato nella sua forma, ma la sostanza della domanda, che fa dell’attore un campione dell’umano, rimane la stessa, soprattutto per l’attore di oggi.
Ho operato una riscrittura del testo, prima di tutto perché io sono una donna e poi perché nell’attraversamento della situazione descritta da Čechov, pur rispettando la struttura del testo, sono in compagnia della mia propria storia.
Lo spazio che ospita questa vicenda è un classico spazio teatrale, un teatro all’italiana.

L’azione si svolge sul palcoscenico di un teatro di
provincia, di notte, dopo lo spettacolo.
Il palcoscenico vuoto di un teatro di
provincia di second’ordine. In mezzo alla scena uno
sgabello…

Silvia Pasello

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