LE SCARPE

5 Giu 2014
Di Michele Santeramo
TEATRO MINIMO
Regia Michele Sinisi
Con Vittorio Continelli, Michele Sinisi, Alice Bachi, Paola Fresa, Sergio Raimondi
Assistente alla regia Marianna Porro
scene, luci e costumi Michelangelo Campanale
organizzazione Antonella Papeo
direttore di scena Nicola Cambione
elettricista e datore luci Francesco Minuti
Foto di scena Mirella Caldarone
Produzione Teatro Minimo / Fondazione Pontedera Teatro 2010
in coproduzione con Festival Castel dei Mondi / Teatri Abitati, una rete del contemporaneo Città di Andria
debutto Andria, Castel dei Mondi, 26 agosto 2010
LE SCARPE

Il testo mette in scena le relazioni vissute “al ribasso” tra le persone, ponendo al centro il bisogno di mantenere vivi i rapporti, a qualunque costo, per una debolezza dell’animo che non consente di correre il rischio di perderli, anche a costo di mentire, anzi, mentendo.
Non si parla di casi al limite della patologia ma di una tendenza a considerare se stessi solo in relazione agli altri, commettendo l’errore grave e a volte irreparabile della perdita del senso di sé. La reazione a questa consapevolezza è il prodigarsi affinché i rapporti perdurino, anche a costo di sminuirli nell’essenza, anche a costo della sopportazione, purché rimangano vivi a testimonianza dell’esistenza di sé.
Tanto in fondo si è spinta questa maniera di intendere le cose che il concetto di ego ha ormai connotazioni solo negative, proprio perché si rifiuta ogni idea di appartenenza ad una sfera personale ma la si mette, quella sfera personale, sempre e solo in relazione ad un’altra sfera personale, che a sua volta esiste solo in relazione…
La stortura che questo tipo di atteggiamento provoca è nella morbosità di certi rapporti, nell’attaccamento assoluto all’altro.

Se a questa condizione si aggiunge anche un altro malanno dei tempi di oggi, ma riscontrabile per la verità in ogni tempo, e cioè la mancanza di denaro, allora le cose si complicano ulteriormente. La serenità delle relazioni è impossibile in assenza della serenità economica. Chi dice il contrario non ha mai avuto problemi di soldi.
Quando le due situazioni, l’attaccamento all’altro e la mancanza di soldi, confluiscono in un’unica condizione, allora quello che ne viene fuori è l’esercizio della menzogna come mezzo per sopravvivere, per poter conservare i rapporti, perché la vita vada avanti. E anche la menzogna detta a “fine di bene”, sempre si scopre essere causa e portatrice di malanni gravissimi e di rapporti che sembrano, solo in superficie, sani e puliti.

Ma la menzogna nasconde in sé il concetto di svelamento: perché qualcosa sia menzogna ha bisogno di essere svelata, altrimenti si confonderebbe con la verità. E quando questo svelamento avviene, allora nulla può salvarsi, i rapporti si perdono, e la deriva possibile rimane solo la cattiveria, esercitata sempre allo stesso scopo: dimostrare di esistere in relazione agli altri. La cattiveria nei rapporti, per tenere gli stessi rapporti saldi e fermi. La cattiveria come maniera di esistere.
Questo, in breve, è “Le scarpe”.

La Trama

Due fratelli trentenni hanno da poco perso i genitori e vivono nella loro casa. Uno è sulla sedia a rotelle, Vittorio, l’altro, il più grande, Michele, cerca lavoro ma non trova mai niente. Sembra che i due sopravvivano grazie a dei soldi che Vittorio dice essere un lascito della madre, ma invece si scopre presto che la fidanzata di Michele, Rosi, per far campare la famiglia si prostituisce, tacendolo al fidanzato ma d’accordo con Vittorio, nella speranza di dare a Michele la tranquillità necessaria a cercare un lavoro che gli si addica e che consenta loro di realizzare la promessa del matrimonio. Nel frattempo Vittorio intrattiene una corrispondenza con una donna conosciuta attraverso un annuncio sul giornale, a cui non ha mai scritto di essere costretto sulla sedia a rotelle, per non correre il rischio di perderla. Rosi confida a Vittorio di aver incontrato un cliente morboso, il quale ha saputo che lei è fidanzata e che da un po’ di tempo la ricatta.
All’ennesimo colloquio che non porta risultati, a Michele viene l’idea di riattare il banco da lavoro del padre, un banco da calzolaio. L’idea è che la gente abbia bisogno che gli si riparino le scarpe ma per pudore non vuole mostrare agli altri questa necessità. Michele dice che basta consegnare a domicilio le scarpe riparate, in scatole da boutique, per mettersi in affari. Così faranno. Rosi viene coinvolta nel nuovo progetto che riguarda le scarpe e decide di correre il rischio di non incontrare più il suo ricattatore. Sembra che tutto cominci ad andare per il meglio: l’idea funziona, la gente ha davvero bisogno che gli si ripari le scarpe, ma non riesce ad ammetterlo senza vergogna.
Il ricattatore però, Antonio, si presenta a casa dei fratelli. Dice che è lì perché vuol dire tutto a Michele. Ma è disposto ad un accordo: non dirà niente, aspetterà che sia Rosi a farlo, solo a patto che lui, per controllare che questo avvenga, rimanga in quella casa giorno e notte. Quando Michele torna, Rosi è costretta a presentare Antonio come un suo amico che ha bisogno di ospitalità. Michele, allo scuro di tutto, non gliela nega, anzi: scoperto che Antonio fa il rappresentante, si fa dare una mano nel commercio delle scarpe. Escono insieme i due, per andare a cercare affari.
Quando sembra che la situazione sia già ingarbugliata, arriva anche la donna a cui Vittorio scriveva le lettere, Anna. Vittorio non se la sente di dirle il suo vero nome, e che le ha taciuto la sedia a rotelle. Aspetta che suo fratello Michele torni e approfittando di un momento di assenza di Anna, chiede a suo fratello di aiutarlo: mentiranno, e agli occhi di Anna si scambieranno i nomi: Michele farà finta di essere Vittorio, e viceversa.

Antonio svela finalmente a Rosi di essere innamorato di lei, e le offre una possibilità: raccontare a Michele soltanto che lei lo lascia, e andare via con lui. Così non si saprà mai del mestiere che Rosi ha dovuto fare. Lei non accetta.
Rimasti soli, Michele e Anna, si baciano. Tra loro, in mezzo alle bugie, è cominciata veramente una storia. Nessuno ne sa niente.
Rosi si convince che la cosa giusta e meno dolorosa sia mentire ancora una volta a Michele, sacrificarsi, e dirgli che lo lascia. Così fa. Ma Anna approfitta per dichiarare la sua storia con Michele, senza che ancora Vittorio ne sappia niente. A quel punto Rosi capisce che il suo sacrificio non varrebbe a niente e decide di dire la verità. Rimasta sola con Michele gli spiega tutto. La prostituzione, le motivazioni, le menzogne.
La reazione di Michele è dapprima di profondissima delusione, perdita, tradimento.
Michele e Vittorio sono ormai costretti a dirsi tutte le cose taciute. Anche Vittorio adesso sa che Anna aveva saputo dello scambio dei nomi eppure aveva deciso di rimanere con l’altro.
Il castello di menzogne è caduto; l’unica consolazione possibile sembra la vendetta. Michele si vendicherà su Antonio, Vittorio lo farà con Anna.
Ma è Antonio alla fine a svelare i vizi di tutti gli altri, travestiti da virtù. E’ lui a dichiarare il limite tra verità e menzogna, che tanto attiene a questi personaggi, e che ogni sera attiene agli attori.

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