LEAR

Roberto Bacci
Di Stefano Geraci, Roberto Bacci
Liberamente ispirato a William Shakespeare
Regia Roberto Bacci
Con Maria Bacci Pasello, Michele Cipriani, Savino Paparella, Silvia Pasello, Francesco Puleo, Caterina Simonelli, Tazio Torrini, Silvia Tufano
Assistente alla regia Francesco Puleo
Progetto scene e costumi Márcio Medina
Musiche originali Ares Tavolazzi
Luci Valeria Foti, Stefano Franzoni
Immagine Cristina Gardumi
Foto Roberto Palermo
Realizzazione costumi Fondazione Cerratelli
in collaborazione con il Laboratorio di Costumi e Scene del Teatro della Pergola
Realizzazione scene Scenartek
Consulenza musicale Emanuele Le Pera, Elias Nardi
Consulenza storico-musicale Stefano Pogelli
Studio registrazione musiche S.A.M. do Mirco Mencacci
Allestimento Leonardo Bonechi
Sarta Giulia Romolini
Amministratrice di compagnia Caterina Botti
Si ringrazia biarnel liuteria, Carlo Macchi, Chiara Occhini
Produzione Fondazione Teatro della Toscana
Orari
20.45, domenica ore 18.15.
Giorno di riposo: lunedì 13 giugno.
La durata dello spettacolo è di un'ora e 50 minuti, atto unico
Dove:
Firenze, Teatro della Pergola
Via della Pergola
12/32, 50121 Firenze
Italia

“L’uomo è una piccola anima che porta un cadavere”,
Epitteto

“Che cosa diventa il regno del nostro quotidiano quando il Re che siamo lo abbandona?
Che cosa accade nel regno delle nostre certezze quando il castello, costruito e difeso per tanti anni, crolla sui nostri piedi?
Lear è un’opera complessa e difficile da mettere in scena, eppure, insieme ad Amleto è una delle grandi creazioni diventate nei secoli sinonimi di “teatro”.
Lear illumina un aspetto della natura umana (individuale e collettiva) che ci risveglia e ci pone davanti a ciò che realmente siamo: esseri fragili e pericolosi, ma anche in grado di riconoscere la propria condizione.
Lear, che abdica prematuramente per le proprie figlie, inizia una discesa che lo fa precipitare prima nella follia di un vecchio per poi farlo risalire, con la fragilità di un bambino, verso un nuovo inizio che è anche la fine della sua esistenza.
Lear è un racconto del viaggio dell’anima malata di un Re che si perde nella storia di un mondo che essa stessa ha creato, un mondo di ingiustizie, guerre, tradimenti.
Lear è un personaggio che incarniamo ogni volta che, privi di una reale consapevolezza di noi stessi, ci affidiamo alle fragili, ambiziose e pericolose esistenze degli altri…
E così, nudi ed indifesi, affrontiamo la tempesta della nostra e dell’altrui storia.”
Roberto Bacci

Lear
Le parole finali del Re Lear di Shakespeare provengono dagli attori. Portavoci di una compagnia che incarna l’eco del suo autore.
Sono loro a dichiarare negli ultimi versi della tragedia, il compito che si sono assunti: raccontare la storia di Lear come occasione per mostrare ciò che hanno provato, sentito, sofferto. Hanno preso in carico le nuove parole tessute dal loro poeta intorno ad una antica e lontana leggenda, l’abdicazione di un mitico re e la divisione del regno, per porsi, questa volta esitanti, di fronte allo specchio della storia dei loro tempi. Infatti, ora quello specchio riflette il congedo oscuro e irrimediabile di un re dalle cure del suo regno.
La “follia” di Lear lascia sul campo i cadaveri delle tre figlie, Cordelia, Regan e Goneril, di Gloucester e del suo figlio bastardo Edmund. Edgar, l’altro figlio di Gloucester, leggittimo, assicura la continuità di un regno appena lacerato da una guerra.
La clausola della storia che va avanti è salva, ma, nelle ultime parole degli attori, la solidità del terreno, su cui dovranno poggiare i piedi coloro che verranno, è incerta. La visione del futuro è indistinguibile dalle macerie del presente.
Da quando Cordelia ha “pronunciato” il suo silenzio di fronte alla richiesta d’amore del padre, si è aperto un vuoto attraente: lo stupore e l’angoscia prima, poi l’avidità sensuale, l’ebrezza criminale di Goneril, Regan, Edmund; l’apparizione di un dolente fantasma, Edgar-Tom; il viaggio tragicomico di Gloucester verso una morte sbadata a cui il figlio Edgar vuol porre rimedio; la voce di Cordelia che seduce il cuore di un padre ma non lo salva; l’accorato e insolente lungo addio del Buffone al suo Re.
Tra il “nothing” di Cordelia – il suo silenzio – e il rovinare che produce, c’è una sproporzione incalcolabile col metro della causa e degli effetti sotto cui vorrebbe riparare la continuità della storia, la promessa del giorno che segue.
Il “Lear” che offriamo agli spettatori lotta, con la potenza di parole e azioni ancora memorabili, a difesa di corpi e menti esposte ai colpi di un cielo vuoto. La vulnerabilità della carne umana, la “nuda essenza” dell’uomo invocata da Lear, si consegna, disarmata, con la semplice tenerezza del suo esistere e del suo canto, al domani della storia.
In una scena attraversata da sipari mobili, gli attori indossano una maschera quando lasciano momentaneamente le spoglie dei rispettivi personaggi, accudendo e osservando ancora una volta, con vigile coscienza, il fragile e prezioso passaggio della “follia” di Lear nel teatro.
Stefano Geraci

Libretto fotografico
immagine libretto Lear

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Dove:
Firenze, Teatro della Pergola
Via della Pergola
12/32, 50121 Firenze
Italia

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