L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA

28 Gen 2017
Di Luigi Pirandello
Con Dario Marconcini
Regia Roberto Bacci
Produzione Associazione Teatro Buti
Orari
19.00 Prezzi
Intero 12 € - Ridotto 10 € - Studenti 8 €
Dove:
Pontedera, Teatro Era
Via dell'Indipendenza
56025 Pontedera PI
Italia
L'UOMO DAL FIORE IN BOCCA @ Pontedera, Teatro Era | Pontedera | Toscana | Italia

Una prova d’attore per un atto unico di Pirandello: Dario Marconcini è in scena con uno dei suoi storici cavalli di battaglia, L’uomo dal fiore in bocca. È il dramma pirandelliano dell’uomo di fronte alla morte annunciata, che guarda con estrema lucidità alle preziose e ultime sensazioni.
Nella solitudine sembra raggiungere piena consapevolezza della sua esistenza, così da godersi, seppur con una nota d’amarezza, l’irrepetibile esperienza degli attimi.
Una produzione Associazione Teatro di Buti.

Trama

Un uomo si aggira nei profumi di una notte d’estate. La morte gli ha dato un po’ di tempo, ma la vita gli sfugge di mano. Finora non aveva mai assaporato niente, non si era accorto di quanto intorno succedeva immerso in una esistenza scandita da tempi conosciuti e ripetitivi; ed ora nella consapevolezza della fine, tutti i suoi sensi sono risvegliati, vede al di là: tutto è lucido e netto; ogni piccolo particolare è importante; in questa gabbia dove si muove, in questa stanza/cielo tutto è vivo, vibrante, emana radiazioni, i suoi poteri ormai a nudo vogliono conoscere dentro, toccare le viscere, il cuore, ma con curiosa crudele voglia di avvilupparsi e farsi subito memoria; dolce cinico, sempre più sprofondato nella sua solitudine, dalla quale lampeggiano inutili rabbie.

Note dell’attore

Come si diceva una volta è come la scimmia sulla spalla: questo è L’uomo dal fiore in bocca per me, cerchi di dimenticarlo, di non farlo più, passano gli anni, ma è lì sulla tua spalla che ti guarda e aspetta. La prima occasione in cui iniziammo a lavorare ce la dette il lavoro svolto durante il progetto Stanislavskji in cui una docente Marisa Fabbri si era proposta di “ridare la parola a Pontedera”. In un clima di confronto con le altre linee artistiche del Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale proposi a Roberto Bacci questo testo che accettò con gioia e mi preparò lo spazio della rappresentazione che in qualche modo rovesciava i canoni convenzionali finora usati per quell’atto unico.
Ci lavorammo durante una lunga estate calda e fu allora, nei primi anni 80,il primo testo di autore classico presentato nella sua quasi integrità… Sono passati molti anni da allora e quando lo riprendo anche se la struttura, il percorso nello spazio, i gesti sono gli stessi, il mio rapporto col testo cambia perché intanto ieri non è oggi, gli spettatori sono sempre diversi (qui il rapporto con lo spettatore è fondante), il corpo cambia con l’età che passa e le domande che ti affollano la mente acquistano con gli anni significati sempre nuovi e diversi, più vicini implacabilmente allo scritto di Pirandello.
Lo spazio abitato dagli spettatori dove si aggira quest’uomo è tale che lo fa entrare in un campo di energie dove l’esperienza sensoriale la fa da padrona e dove ogni odore, colore, sguardo, lo colpisce fino ad avere delle vertigini che lo mutano e nello stesso tempo attraverso l’indagare le vite degli altri si dà la possibilità di vivere un po’ di più attingendo da loro, come in una forma di vampirismo, sangue e linfa.
Il gioco estetico, il testo ben detto, la scansione, il pezzo di bravura, diventano col tempo un fattore secondario perché ora qui entra in campo la dialettica vita/morte che alimenta lo scritto. Quando poi i sensi non reagiranno più allora sarà il tempo di abbandonare questo percorso e allora la scimmia cercherà altre spalle.”
Dario Marconcini

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LUOGO


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