ONE BREATH LEFT

Workcenter
5 Giu 2014
Produzione Fondazione Pontedera Teatro 2000
ONE BREATH LEFT

Del Workcenter OF Jerzy Grotowski and Thomas Richards con: Gey Pin Ang, Julius Jong Soon Foo, Pei Hwee Tan, Sun Sun Yap all’interno di Project The Bridge: Developing Theatre Arts.

Alla nascita, flessibile e morbido. Alla morte, duro e rigido.
Lao Tzu, Tao Te King, Capitolo 76

Una donna in agonia: le resta un solo respiro, la famiglia si riunisce attorno. In un lampo, dai suoi ricordi e dai suoi desideri non avveratisi sorgono immagini, riappaiono visioni: sogni e paure d’infanzia, persone che ha incontrato, la sua ricerca della conoscenza e i suoi incubi… Sono solo le scorie della vita trascorsa che si risvegliano per un attimo, o una possibilità inesplorata – troppo tardi, un istante di riconoscimento, troppo tardi intravisto? E’ tutto un sogno? Se così, chi è il sognatore?

La vita è come un cavallo che galoppa attraverso la breccia d’un muro.
Tutte le cose sorgono come alberi e piante, sbocciando di vita, e tutte le cose spariscono come un ribollire d’acqua.
Uno che sogna non sa di sognare.
Solo quando si sveglia s’accorge che stava sognando.
Ma uno stolto pensa di essere sveglio e segretamente ride di quello che pensa di sapere.
Che testa di maiale!
Voi e io stiamo sognando, e quando dico che state sognando, sogno anch’io

One breath left opera, sul piano narrativo, con procedimenti simili al sogno e suggerendo significati in allusione, analogamente a come – talvolta – si rivolgono a noi i ricordi remoti, le visioni, o i desideri, enigmatici e evidenti insieme.
Il materiale testuale è stato attinto principalmente da antiche fonti cinesi quali le opere di Chuang Tzu e Lao Tzu. Nel lavoro sono utilizzati canti tradizionali in vari dialetti cinesi.

One breath left è chiaramente un’opera strutturata. Racconta anche una sorta di storia. In uno spettacolo, il regista ha il potere di creare un montaggio che è rivolto a te che guardi, e attraverso questo montaggio cattura la tua attenzione e ti racconta qualcosa. One breath left prende in considerazione chi guarda in modo simile a uno spettacolo. Eppure vi sono dei momenti in cui questa funzione del regista – di dirigere l’attenzione dello spettatore, il suo flusso associativo – viene come abbandonata: come se abdicassimo da questa posizione di forza. E, allora, cosa succede se, per esempio, si lascia un canto avere uno sviluppo che sia naturale per le persone che agiscono, pur in una situazione che fino ad allora aderiva a una logica teatrale? Durante One breath left, in certi momenti, questa tecnica, questo tentativo di dirigere l’attenzione e il flusso associativo dello spettatore viene abbandonato. Per noi è un esperimento: lasciare andare, e vedere cosa succede.

Come ha detto Mario Biagini parlando del Progetto The Bridge: “E’ un po’ come se stessimo creando una struttura che prende in considerazione uno spettatore e che nello stesso tempo possa rinviare ad un altro tipo di lavoro, che crei addirittura come la ‘nostalgia’ di un’altra cosa.”

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