IL PADIGLIONE DELLE MERAVIGLIE

TEATRO VASCELLO
14 Feb 2014
TSI La Fabbrica Dell’Attore - Teatro Vascello
in collaborazione con Compagnia Massimo Verdastro
Di Ettore Petrolini
Drammaturgia Massimo Verdastro e Elio Pecora
Regia Massimo Verdastro
Con Manuela Kustermann, Massimo Verdastro, Emanuele Carucci Viterbi, Gloria Liberati, Giuseppe Sangiorgi, Luigi Pisani, Chiara Lucidano
Scene e costumi Stefania Battaglia
Disegno luci Valerio Geroldi
sound design Mauro Lupone
collaborazione ai movimenti di scena Charlotte Delaporte
trucco e maschere Bruna Calvaresi
Assistente alla regia Giuseppe Sangiorgi
consulenza tecniche circensi Daniele Antonini
consulenza letteraria Luca Scarlini
realizzazioni scenografiche Peroni s.p.a, Alessandro Brambilla
realizzazioni costumi Sartoria Teatrale Fiorentina
direttore di scena Alessandro Bambilla
ufficio stampa e promozione Cristina D'Aquanno
organizzazione Enzo Toto
amministrazione Marco Ciuti
Produzione TSI La Fabbrica dell'Attore – Teatro Vascello in collaborazione con Compagnia Massimo Verdastro
Dove:
Pontedera / Teatro Era
IL PADIGLIONE DELLE MERAVIGLIE @ Pontedera / Teatro Era

Il padiglione delle meraviglie, scritto da Ettore Petrolini nel 1924, è una delle opere teatrali più amare e crudeli del grande attore e drammaturgo romano. In un atto unico in due quadri, l’autore fa rivivere l’ambiente che l’ha visto nascere all’arte: quella piazza Guglielmo Pepe di Roma, piena di baracconi e variegata umanità – guitti, ciarlatani, lottatori, donne magnetiche, selvaggi – dove il grande comico, poco più che adolescente, si esibiva come “donna sirena”.

“Il Padiglione” è il trionfo della parola e del corpo, di sfide reali o simulate, di serragli di uomini e donne ‘mostruosi’ che, come mezzo primario di sopravvivenza, si offrono al famelico bisogno di stupore e spaesamento del pubblico. Tiberio, Lalli, Sirena, Tigre, Amalù, Zenaide, Evelina, sono i personaggi di un mondo ammaliatore e ipnotico, ma anche precario ed emarginato, intriso di un carattere cruento, in cui i sentimenti primari prendono il sopravvento sopra ogni convenzione sociale. Il tessuto drammaturgico dello spettacolo integra nel testo di Petrolini, lasciato pressoché intatto, i contributi scritti dal poeta Elio Pecora per alcuni personaggi. La parola poetica fa da eco alle ‘voci di dentro’ delle creature petroliniane che, improvvisamente, per un attimo, si esprimono con parole nuove, inaspettate. “Il testo è una prigione, diceva Petrolini, occorre evaderne! L’attore deve saper entrare e uscire dal personaggio, dismettere i panni della finzione e rivelare se stesso.”

“La piazza era arida, polverosa: sassi per tera come ovi de struzzo. Si poi pioveva, co li piedi te n’annavi in barchetta e li schizzi de fanga t’arivaveno ar barbozzo”.
Ettore.Petrolini

Dalle note di regia di MASSIMO VERDASTRO

Dopo l’esperienza di “Satyricon-una visione contemporanea” da Petronio, che ha visto il coinvolgimento di sei drammaturghi italiani, la mia Compagnia collabora nuovamente con TSI La Fabbrica dell’Attore per la realizzazione di questo nuovo spettacolo. Una nuova avventura e un’occasione importante per l’’incontro’ in scena con Manuela Kustermann nei panni di Elvira-la donna Sirena, il glaciale e allo stesso tempo struggente personaggio inventato da Petrolini.

La scelta di portare in scena un testo di Petrolini non è casuale. Potremmo dire che il grande attore e drammaturgo romano è un discendente di Petronio, che nell’opera dell’enigmatico autore latino vi sia già in nuce l’anima di Petrolini, o meglio che il “Satyricon” contenga quell’humus che a distanza di secoli ha permesso la creazione artistica dell’attore. E se il “Satyricon” è un’opera mondo, in quanto racchiude in sé l’esperienza umana, lo stesso potrebbe dirsi dell’opera di Petrolini. Lo prova il fatto che la peculiarità di entrambi sia l’incontro dei due estremi, il tragico e il comico, componenti irrinunciabili della natura umana.

Note sulla drammaturgia di ELIO PECORA

Sono stato uno spettatore più che entusiasta del Satyricon messo in scena da Massimo Verdastro. Così quando mi ha chiesto di collaborare al Padiglione petroliniano ho accettato con altrettanto entusiasmo. Tornare al teatro, dopo anni di lontananza d’autore, mi dà una vera contentezza.

In quale modo intervenire in una commedia amara e toccante? Come accostarsi al grande autore-attore romano, alla sua ironia spoglia?

Tutto del testo petroliniano doveva essere lasciato così com’era: la serata- spettacolo di un piccolo gruppo di persone, chiuse nelle loro bugie, nei loro amori traballanti, portati da un’urgenza tanto prossima quanto oscura. Poteva quella favola triste, a momenti grottesca, consegnarsi allo spettatore e trattenerlo?

Bisognava in qualche misura e per alcuni momenti mutare alcuni di quei personaggi in persone: non interpreti di una storia conclusa, ma creature prossime e somiglianti. Dunque uscire dalla recita per chiamare lo spettatore ai suoi stessi dilemmi, a una pur dolorosa condivisione.

E’ quello che lo stesso Petrolini sostiene nel suo Modestia a parte, in cui riflette sugli “spazi vuoti” che uno spettacolo teatrale comporta nello spettatore. “Slittamenti” dell’attenzione, e per ovviarli tocca all’attore uscire anche solo per qualche momento dalla sua parte e orientare lo spettatore, sorprendendolo, verso “il fondo dei propri pensieri”.

INVOLUCRI E INGEGNI – note sullo spazio scenico di Stefania Battaglia

Per decine di secoli, fino alla metà del ‘900, le fiere accompagnano la vita del mondo euro- occidentale, offrendo nelle piazze una miriade multiforme di ‘attrazioni’. All’esterno e all’interno delle cosiddette ‘baracche d’entrata’ si dispiega un genere di spettacolo non definibile, un ‘teatro delle meraviglie’ variopinto e cialtronesco, dal linguaggio iperbolico, ricco di invenzioni strampalate, di virtuosismi e trucchi vistosi.

Come emergendo da una memoria incerta e slavata, le tracce scarnificate e trasfigurate di quel mondo da tempo dissolto si sostanziano in sorte di ingegni scenici, in mutua complicità con gli attori.

L’area scenica è un luogo indefinito, instabile e metamorfico, virato in una patina di grigio uniforme. Baricentro e ventre pulsante dello spazio, con le sue dinamiche di apertura e chiusura, di trasparenze e opacità, di ombre e proiezioni, di voci e rumori, un grande involucro dai confini fluidi: incubatore di apparizioni, di sorprese e misteri, scandisce il procedere della vicenda, tra ‘numeri straordinari’ e miserie del quotidiano, tra presagi e compimenti della tragedia.

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LUOGO


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