PROVANDO… DOBBIAMO PARLARE

10 Feb 2016 - 11 Feb 2016
Fabrizio Bentivoglio, Maria Pia Calzone, Isabella Ragonese, Sergio Rubini
Uno spettacolo scritto da Sergio Rubini, Carla Cavalluzzi, Diego De Silva
Con Fabrizio Bentivoglio, Maria Pia Calzone, Isabella Ragonese, Sergio Rubini
Scene Luca Gobbi
Costumi Patrizia Chericoni
Luci Luca Barbati
Regista collaboratore Gisella Gobbi
Regia Sergio Rubini
Produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo

In collaborazione con PALOMAR Television & Film Production fondata da Carlo Degli Esposti
Dove:
Pontedera, Teatro Era
PROVANDO… DOBBIAMO PARLARE @ Pontedera, Teatro Era

Un atto unico che si fa film per poi tornare a teatro, come un’anima divisa in due. Come due sono le coppie di amici al centro del groviglio di non-detto di Provando… dobbiamo parlare (al cinema con il titolo di Dobbiamo parlare) diretto da Sergio Rubini, scritto con Carla Cavalluzzi e Diego De Silva, e interpretato dal regista e attore pugliese insieme con Fabrizio Bentivoglio, Maria Pia Calzone e Isabella Ragonese.
Vanni (Sergio Rubini), cinquant’anni, è uno scrittore affermato. Linda (Isabella Ragonese), trent’anni, collabora nell’ombra ai suoi romanzi. Hanno un attico in affitto, nel centro di Roma. Forti del loro amore, al matrimonio hanno preferito la convivenza. I loro migliori amici, invece, Costanza (Maria Pia Calzone) e Alfredo detto ‘Il Prof’ (Fabrizio Bentivoglio), un famoso cardiochirurgo, sono sposati, benestanti, e gestiscono il loro matrimonio come una Spa.
Certo, una coppia borghese può essere teatrino di tutti i vizi borghesi: ostentazione di ricchezze, rapporti utilitaristici, rivendicazione dei diritti di figli avuti da matrimoni precedenti, patrimoni da spartire, lettere di avvocati, conti in banca, minacce, testamenti, risarcimenti, crisi di panico e via discorrendo. Per non parlare delle menzogne, i sotterfugi, i tradimenti e tutte le complicazioni che ne conseguono.
Una coppia che funzioni in questo modo spesso è tesa a gestire il suo status sulla base del calcolo e della scorrettezza, dimentica ormai da anni che il motore che li unì un tempo fu l’amore. Ebbene, immaginiamo che i migliori amici di una coppia come questa siano due che stanno insieme, invece, per tutt’altre ragioni. Non sono sposati, non hanno proprietà, terreni da dividere, case da accaparrarsi, non sono cointestatari di un conto in banca, e per quel che riguarda i beni materiali condividono solo un bell’attico in affitto al centro di Roma e ‘quintalate’ di libri che non sanno più dove mettere. Lui è uno scrittore, un Premio Strega, due best-seller alle spalle, cinquant’anni ben portati e la trascuratezza da intellettuale consumato e progressista; lei vent’anni più giovane e il fascino di chi pende ancora dalle labbra del maestro, il suo fidanzato, in questo caso. Inoltre questi ultimi due a differenza dell’altra coppia anziché fare figli hanno scritto dei libri insieme – i libri di lui a dire il vero – e un’insana necessità di dirsi sempre tutto, questo almeno nelle intenzioni.
Adesso, l’anomalia di queste due coppie è senza dubbio che sono amici e che non ci sia un weekend, una vacanza, un’uscita, una festa comandata, che i quattro non trascorrano insieme. Supponiamo adesso che la coppia borghese, proprio come ogni coppia borghese che si rispetti, stia attraversando la sua ennesima crisi coniugale, questione di corna nello specifico, e che si sia fiondata a casa degli altri due anche una sera in cui non avevano messo in conto di vedersi. Ma in fondo non è proprio nel momento del bisogno che servono gli amici? Ed ecco così che la serata si fa notte e il salotto con tanto di vista da tremila euro al mese diventa un vero e proprio scenario di guerra in cui non solo emergono tutte le differenze tra le due coppie, ma i loro diversi punti di vista, le distanze, ciò che di ognuno l’altro non sopporta, tutto quel groviglio del non-detto che fino a quel momento soggiaceva sul fondo della coscienza. Col risultato che all’indomani della battaglia, alle prime luci del giorno, nonostante le premesse, quella più divisa sarà proprio la coppia tenuta insieme solo dall’amore. Ma perché l’amore forse non basta?
Sergio Rubini

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