QUASI UNA VITA

18 Apr 2018 - 22 Apr 2018
Drammaturgia Stefano Geraci, Roberto Bacci
Con Giovanna Daddi, Dario Marconcini, Elisa Cuppini, Silvia Pasello, Francesco Puleo, Tazio Torrini
Musiche Ares Tavolazzi
Assistente alla regia Silvia Tufano
Roberto Bacci
Produzione Fondazione Teatro della Toscana
Ritratto di Roberto Bacci Simome Rocchi
Foto di Giovanna Daddi e Dario Marconcini Andrea Casini
Orari
21.00, domenica ore 17.30
QUASI UNA VITA

Scene dal Chissàdove

Prima Nazionale

Dal 18 al 22 aprile debutta in prima nazionale Quasi una Vita. Scene dal Chissadove, con la regia di Roberto Bacci che cura la drammaturgia insieme a Stefano Geraci e l’interpretazione di Giovanna Daddi, Dario Marconcini, Elisa Cuppini, Silvia Pasello, Francesco Puleo, Tazio Torrini.
Roberto Bacci nel nuovo lavoro si interroga su ciò che resta di noi dopo la nostra dipartita e su ciò che gli altri ricordano nel tempo. Quasi una vita è immaginare, con il teatro, di poter convivere per qualche minuto, sulla scena, con chi ci precede nel viaggio.

Note di regia

“Ciò che resta di noi è ciò che gli altri ricordano nel tempo che a loro resta.
La domanda che ci portiamo dentro è quella che riguarda il senso di tutto questo attraversare una porta che ci resta nascosta.
È quasi una vita, quella che ci è data, l’altra parte che rimane dopo di noi non possiamo conoscerla.
Prendiamo allora due vite, qualsiasi e raccogliamone i ricordi, gli affetti, gli oggetti, le parole che hanno amato e con tutto questo, interroghiamoci ed interroghiamo coloro che stanno partendo per un Chissadove dove speriamo di ritrovarci o ci illudiamo di ritrovarci.
“Quasi una vita” è immaginare, con il teatro, di poter convivere per qualche minuto, sulla scena, con chi ci precede nel viaggio. ”
Roberto Bacci

Note dell’autore

“Ci ha lasciati.
Se n’è andato.
Andato dove ?
Circondiamo i morti di pudiche perifrasi.
Forse perché non sta bene proclamare ai quattro venti il nostro attaccamento alla vita?
Se ne vanno perché noi restiamo?
Anche a chi appare vuoto, in cielo appende, come in una bacheca, i post-it degli scomparsi.
Chissà cosa direbbe di noi: da lassù.
Che ci guarda.
Che se ci vedesse, sarebbe contento.
Comunque ci deve essere, chissadove, una porta che si chiude mentre si apre, un andirivieni incessante.
Difficile tenere il conto.
Ma è ancora vivo?
Domandiamo, un po’ sorpresi, un po’ perplessi.
E noi ? Per tutti quelli che si domandano se siamo ancora vivi ?
Dove siamo stati ?
Chi è uscito da quella porta, e chi ci è entrato?
Non lo vedo più, chissà che fine ha fatto.
Perchè proprio una «fine»? E se avesse ricominciato da capo, alle nostre spalle? Che «fine», allora, avremmo fatto noi ?
Questo vaudeville tra le nuvole è quello che proveremo a mostrare.
I personaggi abbiamo deciso di comporli con i fili dispersi di vite care, intorno a noi.
Ci siamo presentati a loro, spogliati, per quanto è possibile, di amicizia e di affetto.
Confidenti e insieme ospiti ingrati, abbiamo saccheggiato le case, i cassetti, i bauli, le foto, lettere e diari, con la promessa che le storie che avremmo raccolto le avremmo trasfigurate nelle vite di quell’altri che albergavano nelle loro case, ma non se ne erano accorti.
Quando, infatti, quei fili dispersi li stringi in una trama, con un capo e una coda, ti accorgi che c’ è sempre una vita, quasi una vita, a nostra – loro- insaputa.
La «parte» dell’attore: mettere in scena la vita di quegli inquilini inciampati, comunque vivi e vegeti, nel chissadove.
Infrangere la consegna del silenzio.
Spezzare la congiura dell’anonimato: dargli un nome, riconciliarlo con il nome.
Per gli spettatori: ci diamo appuntamento proprio lì, non ci si può sbagliare, l’indirizzo è preciso, arcinoto a tutti: quasi una vita, nel chissadove.”
Stefano Geraci

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