SICILIA

8 Dic 2018 - 9 Dic 2018
SICILIA TEXTE CONCEPTION ET JEU : CLYDE CHABOT, REGARD EXTERIEUR ET SCENOGRAPHIE : STEPHANE OLRY
testo e interpretazione Clyde Chabot
Scenografia Stéphane Olry
Traduzione Camilla Brison
Produzione Teatro Metastasio di Prato, La Communauté inavouable
In collaborazione con Institut français di Firenze
Orari
sabato ore 21.00 / domenica ore 17.30
SICILIA

Clyde Chabot dirige e interpreta Sicilia. La protagonista francese intraprende un viaggio fisico, con la figlia, alla ricerca dei luoghi della Sicilia di cui erano originari i suoi nonni, alla scoperta di una lingua che non si perdona di non saper parlare e delle tradizioni delle quali, in un impasto di modernità e arcaismo, conserva delle tracce.
Una produzione Teatro Metastasio di Prato e La Communauté inavouable.

“Intraprendere il movimento inverso. Ricostruire. Riunire. provare a.” Si apre così, con una dichiarazione di intenti, il testo Sicilia di Clyde Chabot.
Partendo da sporadiche informazioni sulla sua famiglia, la protagonista intraprende un viaggio verso la terra dalla quale vuole fortissimamente discendere, a discapito della fatica d’integrarsi dei nonni migranti: è questo il movimento inverso di cui parla e nel quale ci accompagna. Allo sforzo erculeo di lasciare le proprie tradizioni per fare proprie quelle di una nuova terra, risponde con la ricerca e l’esaltazione delle cose piccole di una tradizione perduta: nomi, oggetti, cibi, luoghi che galleggiano nella sua memoria senza trovare una collocazione ordinata.
Quasi per supplire l’assenza di una vera pista per ricostruire un’identità famigliare frammentata, la protagonista intraprende un viaggio fisico, con la figlia, la sua moderna e francese discendenza, alla ricerca dei luoghi della Sicilia di cui ha sentito parlare, della lingua che non si perdona di non saper parlare, delle tradizioni delle quali, in un impasto di modernità e arcaismo, conserva delle tracce: un anello di fidanzamento, delle lenzuola, un frullatore.
Un viaggio, come spesso accade, per perdersi: la bellissima scena conclusiva del picnic con la figlia sulla tomba degli antenati, è la sintesi che la protagonista riesce a fare in assenza di risposte dai vivi: un dialogo muto con quei morti ai quali cerca di tendere la mano e che enigmatici la guardano da una fotografia ingiallita.


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