THANKS FOR VASELINA

9 Gen 2014
Drammaturgia Gabriele Di Luca
Regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi
Con Gabriele Di Luca (Fil) Massimiliano Setti (Charlie) Beatrice Schiros (Lucia) Ciro Masella (Annalisa) Francesca Turrini (Wanda)
Musiche originali Massimiliano Setti
Luci Diego Sacchi
Scene e costumi Nicole Marsano e Giovanna Ferrara
disegni e locandina Giacomo Trivellini
organizzazione Luisa Supino
Ufficio stampa leStaffette
Produzione Carrozzeria Orfeo e Fondazione Pontedera Teatro
in collaborazione con La Corte Ospitale, Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria
Dove:
Pontedera / Teatro Era
THANKS FOR VASELINA @ Pontedera / Teatro Era

“dedicato a tutti i familiari delle vittime e a tutte le vittime dei familiari”

In un esistenzialismo da taverna dove ogni desiderio è fallimento, “Thanks for Vaselina” racconta, in una continua escursione fra realtà e assurdo, fra sublime e banale, la storia di esseri umani sconfitti, abbattuti, lasciati in un angolo dal mondo che prima li ha illusi, sfruttati e poi tragicamente derisi. Affresco feroce della società contemporanea, ritratta con la consueta vena surreale e ironica che è diventata la firma della compagnia, lo spettacolo sta riscuotendo un vasto successo nei principali teatri italiani.

9-2-2014  Marghera – Teatro Aurora – Via Padre Egidio Gelain, 11
4-10-2014  Mantova – Arci Tom – Piazza Tom Benetollo 1
5-5-2014  Lugano – Carrozzeria Orfeo
29-5-2014  Sarezzo – Brescia  – Carrozzeria Orfeo
2-6-2014  Castrovillari – Primavera dei Teatri – Carrozzeria Orfeo
3-8-2014  Scansano – Grosseto
8-11-2014  Bari – Teatro Kismet
25-11-2014  Milano – Teatro Elfo Puccini
22-7-2014  Padova – Giardini Sospesi
8-8-2014  Balestrino – Savona
1/2-9-2014  Cagliari – Carrozzeria Orfeo
21-9-2014  Roma – Teatri di vetro
5-12-2014  Cosenza – Teatro Morelli
7-12-2014  Bari – Teatro Kismet
11-2-2015  Frosinone – Auditorium Paolo Colapietro
12/15-2-2015  Roma – Teatro dell’Orologio
21-2-2015  Parma – Teatro del Cerchio
22-2-2015  Reggello (FI) – Teatro Excelsior
24-2-2015  Ortona (CH) – Teatro Tosti

 

TRAMA

Gli Stati Uniti d’America, con il sostegno dei paesi alleati, hanno deciso di bombardare il Messico, distruggendo tutte le piantagioni di droga e classificando le numerose vittime come “effetti collaterali”, con il pretesto di “esportare” la propria democrazia.
Fil, cinico-disilluso, e Charlie, determinato animalista e difensore dei diritti civili, entrambi trentenni e con un futuro incerto, coltivano nel loro appartamento grossi quantitativi di Marijuana e, con due opposte motivazioni, decidono di tentare il colpo della propria vita: invertire il normale andamento del mercato della Marijuana esportandola dall’Italia al Messico. Su questo pretesto surreale si fonda la trama del testo che “esploderà” non appena nella loro vita entrerà Wanda, una trentenne obesa, insicura e membra di un fallimentare corso di autostima. Nessuno, a parere dei due, potrebbe essere più adatto di lei per diventare un insospettabile corriere della droga internazionale.
Con la complicità della madre di Fil, Lucia, una cinquantenne ludopatica appena uscita da una clinica per disintossicarsi dal gioco, Fil e Charlie preparano Wanda per il grande viaggio. Tutto si complica, però, quando dopo quindici anni di assenza, torna a casa Annalisa, padre di Fil ed ex marito di Lucia, diventata nel frattempo una transessuale…

 

NOTE DI REGIA

Ancora una volta ci interessiamo alle dinamiche, ai paradossi e alle ipocrisie del nostro tempo con uno sguardo presente ma non moralistico sulla società.
La manomissione delle parole e dell’informazione, la violenza della politica, l’occultamento di alcune verità nel rapporto vittima-carnefice tra occidente e oriente, il potere religioso, le sette religiose, le nuove religioni, i corsi spirituali, i corsi di autostima, i corsi di seduzione. Le false diete e i falsi prodotti biologici, le finte manifestazioni, il finto impegno civile, il finto buonismo. Fattucchiere, imbonitori e santoni con i loro falsi rimedi per tutto. E ancora: la strumentalizzazione del dolore, della solidarietà, della morte. Senza parlare di mia Zia, con le sue scarpette di coccodrillo e il suo odio feroce per gli immigrati, mentre “posta” su facebook foto e commenti commoventi su cani maltrattati e bambini marocchini.

Thanks for Vaselina è un’inculata morbida, è una violenza non esplicita, è il compromesso pericoloso e terribile che congela il pensiero. E’ l’abitudine ad una vita tranquilla. Un ringraziamento quindi da parte nostra, non privo di una certa ironia, a chi si prende il disturbo di non farci troppo male. Un ringraziamento a tutto ciò che fa leva sul nostro dolore, sulle nostre speranze, sulla solitudine e il nostro bisogno d’amore per ricavarne qualcosa.
Ma “Siamo tutti canaglie” come dice Amleto ad un certo punto. Noi che scriviamo e voi che leggete, non siamo certo immuni a tutto ciò. Noi non siamo i buoni, né i giudici, né i paladini di tutto questo. In diverse misure siamo tutti coinvolti ma, nonostante ciò, possiamo trovare in noi stessi la lucidità, la sensibilità e l’ironia per indagare queste cose e raccontare una storia.

Thanks for Vaselina racconta la storia di esseri umani sconfitti, abbattuti, lasciati in un angolo dal mondo che prima li ha illusi, sfruttati e poi tragicamente derisi.
E’ il controcanto degli “ultimi” e degli esclusi dal mondo del successo e del benessere. In un esistenzialismo da taverna dove ogni desiderio è fallimento.
Genitori disperati e figli senza futuro combattono nell'”istante” che gli è concesso per la propria sopravvivenza, vittime e carnefici della lotta senza tempo per il potere e per l’amore. In una continua escursione fra la realtà e l’assurdo, fra il sublime e il banale. Come una corda sempre tesa fra il cielo e i bassifondi in uno spalancarsi di abissi dove, ad ogni passo, non si può che restare in bilico. Tasselli di una catena alimentare, di una selezione naturale che non avrà mai fine, fino all’ultima bomba, fino all’ultimo uomo.

“…e come disse il buon Dio scaccolandosi nella sua Jacuzzi: mi sa che ho creato molti amanti, ma non altrettanto amore”.

 

RASSEGNA STAMPA

Estratti Stampa

Sembrava che in materia di linguaggi volgari e grotteschi, farse devastanti e un po’ tenere, e malvagità brutali ma pure tragicomiche, la scena contemporanea fosse debitrice solo ad autori (importati da noi) di area britannica e irlandese come Martin McDonagh, Mark O’Rowe, Robert Farquhar o Owen McCafferty, con un pensiero grato al nonsense nero dell’antesignano Joe Orton, e a contributi per esempio del cinema di Almodóvar o Loach. Ora il richiamo a una società o comunità semiviolenta, marginale, abusiva, non ortodossa e tuttavia umana e risibile si fa strada anche da noi, stando al quadro estremistico e buffo che la Compagnia Carrozzeria Orfeo, nata nel 2007, già artefice di un buon trittico su nuovi vizi e dipendenze, compendia nel lavoro Thanks for Vaselina, sottotitolo ‘dedicato a tutti i familiari delle vittime e a tutte le vittime dei familiari”, spettacolo coprodotto da Pontedera Teatro e battezzato al Festival Internazionale di Andria Castel dei Mondi … La drammaturgia di Gabriele Di Luca dà luogo a una scrittura aspra, infame e volutamente banale che suscita uno strano umorismo da soap. Ci sta benissimo, a un certo punto, come entr’acte fisico e surreale, un concerto di tazze e cucchiaini da caffè (rottura che potrebbe anche altrove, in varie forme, costituire un’utile variante sublime ai dialoghi barbari) … Questi qui sono la Carrozzeria Orfeo, ruvidi come la manualità d’una officina, genuini come una proiezione mitica.
Rodolfo Di Giammarco, La Repubblica

… lo stralunato testo, tutto sopra le righe, fila spedito e scoppiettante per circa un’ora, grazie alla vivacità del dialogo, che punta anche ma non soltanto su di un turpiloquio declamato con bella naturalezza, e sulla disinvoltura quasi anglosassone con cui i personaggi affrontano e commentano situazioni paradossali ma fino a un certo punto, lanciando di passaggio frecciate contro tante assurdità della vita di ogni giorno … Encomiabile la prestazione degli interpreti, i tre sunnominati più due donne, Beatrice Schiros superlativa come la madre dalla foga inarrestabile, e Francesca Turrini che sfrutta molto spiritosamente la sua taglia extralarge.
Masolino D’Amico, La Stampa

… Un girone dantesco dove dentro ci finisce di tutto. E’ un affresco feroce sull’ipocrisia e sui paradossi della società contemporanea, con dialoghi serrati, ritmi sincopati, linguaggio acre, disadorno, a volte osceno, in un esistenzialismo da taverna dove ogni desiderio è fallimento e la collettività sfrutta le insicurezze. Ma dove affiora prepotente il bisogno di riscattarsi, di amore e felicità, di riconciliazione, la speranza del credo religioso, come una corda sempre tesa fra cielo e bassifondi in uno spalancarsi di abissi.
Sabina Leonetti, Avvenire

… Una pièce straordinaria che riesce a raccontare, col linguaggio franco della quotidianità, le dinamiche di una famiglia (mica tanto) speciale. Giocando tutto sul filo dell’ironia e del paradosso. E se invece fosse tutto vero? In scena Carrozzeria Orfeo, col nome in bilico tra artigianato e mito. Questi cinque geniacci sono bravi del loro e si costruiscono su misura i ruoli come vestiti attillatissimi. Messaggio disperato e disperante? Forse la constatazione che più in basso di così non si può scendere. Per aprire le porte alla speranza. Discorso esistenziale? Certo: si tratta di cose grandi e le cose grandi chiedono che se ne parli con cinismo e con innocenza. Assolutamente da vedere.
Sandro Allegrini, Corriere dell’Umbria

… Testo oscillante tra l’ironia di Almodóvar e la denuncia sociale in stile Ken Loach, con rimandi cinematografici che, inevitabilmente, vanno ad alcune tra le pellicole più interessanti degli ultimi anni – María llena eres de gracia, Fast Food Nation e Saving Grace – per temi e trattazione. Dialoghi serrati, zero ipocrisia, ritmi sincopati, contenuti forti e mai banali: un affresco della nostra società contemporanea, insieme feroce e tristemente autentico. Un testo di cui si sentiva il bisogno. Nessuna sbavatura e tante possibilità di trasformare questo primo atto in uno spettacolo geniale, che potrà lasciare il segno nella Stagione teatrale 2013.
Simona Maria Frigerio e Luciano Ugge, Persinsala.it

… Ultima fatica della Compagnia Carrozzeria Orfeo, alle prese con una storia di ordinaria follia che sembra una soap opera, dal sapore cine-televisivo dai ritmi incalzanti e con una dote singolare: fa divertire. Non frequente nel teatro contemporaneo e se pur centrato su tematiche sociali, Thanks for Vaselina, ha il pregio di essere uno spettacolo che attraverso l’ironia, il sarcasmo, la battuta che suscita la risata, permette anche di analizzare i rapporti umani dove i valori, alla base di una società civile, si frantumano carichi di conflitti e tensioni. …  Una storia apparentemente banale si trasforma in una feroce lotta per la sopravvivenza. … Sono i personaggi di un romanzo cinico dove agiscono le dinamiche più verosimili quanto assurde. Ferite dell’anima e tanta voglia di riscattarsi. Gabriele Di Luca, autore anche della drammaturgia scritta con efficacia e dono di sintesi nei dialoghi, da sembrare pallottole che sibilano nell’aria, è anche un bravissimo interprete e co-regista (la regia è firmata da tutto il gruppo), e si muove in scena con assoluta padronanza insieme a Massimiliano Setti, Beatrice Schiros, Alessandro Tedeschi e  Francesca Turrini, tutti efficaci nel tratteggiare con ottime doti da caratteristi  il loro ruolo. Sospeso tra il reale e il surreale, spiazzante e onirico, il lavoro di Carrozzeria Orfeo, visto ancora in via di studio e preparazione, risulta esilarante, drammatico quanto malinconico. Non dà risposte e non cade nella morale o peggio ancora in una retorica dei sentimenti. Conduce lo spettatore in un mondo sotterraneo quasi fosse occultato per la sua banalità del male che alberga in tutti noi, consapevoli e incoscienti allo stesso tempo. … Potrebbero essere i nostri vicini di casa senza sapere nulla di cosa accade dietro la loro porta. Spettacolo tra i più originali visti in questa stagione estiva festivaliera e meritevole di essere seguito nel suo debutto nazionale.
Roberto Rinaldi, Rumor(s)cena

INTERVISTE

Ritratti d’autore
Intervista di Simona Maria Frigerio a Gabriele Di Luca
Persinsala.it, 28 agosto 2013

Lo incontriamo al termine della prova generale di Thanks for Vaselina, il nuovo spettacolo di Carrozzeria Orfeo che spiazzerà pubblico e critica, mietendo – speriamo – ampi consensi fino a dilagare in Europa, come esempio di una nuova drammaturgia italiana scevra da retorica e buonismi.
Autore, co-regista, interprete: come si destreggia tra queste professioni?
A dire il vero, con difficoltà. Il testo, logicamente, è al servizio dello spettacolo, come le musiche scritte da Massimiliano Setti, e non viceversa. Di conseguenza, quando affronto la messinscena almeno il 10% di ciò che ho scritto cambia. Però, l’aspetto più interessante e, insieme, più difficile da affrontare è l’interpretazione di un testo proprio – perché, inevitabilmente, l’autore ha dei pregiudizi su quanto ha scritto.
Ci spiega praticamente il passaggio dal testo alla messinscena?
Io parto sempre dal testo dato che, vivendo con molta ansia le prove di uno spettacolo, preferisco arrivare con il copione finito – il che mi infonde sicurezza. Non credo di essere portato a improvvisare. Se c’è un passaggio che non mi convince posso invitare gli attori a sistemarsi nello spazio e a provare con una certa libertà, ma parliamo di una percentuale minima di lavoro in rapporto all’intero spettacolo. D’altro canto, in base agli interpreti, può succedere che modifichi alcune battute o dei passaggi.
Non teme di perdere parte dei consensi con uno spettacolo che prende una posizione tanto forte rispetto alle religioni, soprattutto cristiane?
Ma noi non siamo mica sponsorizzati da CL! Scherzi a parte, speriamo che il pubblico si renderà conto che in questo spettacolo si vuole raccontare come non siano le cose bensì il loro uso a determinare il bene o il male delle stesse. Nessun problema con Dio. Nel testo si denuncia l’uso che si fa di Dio. Proviamo ad analizzare il mio personaggio: Fil, nel suo cinismo, nella sua disillusione e disperazione, se la prende con Dio, ma è capace, allo stesso tempo, di gesti d’amore. Sono i due piatti della stessa bilancia: la bestemmia, quando esprime qualcosa di profondo, quando non è gratuita, è una forma di preghiera – in quanto racconta un’assenza .
Dove parte l’idea di scrivere Thanks for Vaselina? Un’urgenza personale, un’esperienza vissuta?
Direi che inizio a scrivere partendo da una scadenza imposta. In altre parole, non sento un’urgenza e perciò scrivo, bensì, scrivendo, avverto la necessità di trattare un certo argomento. Per esempio, nel paese dove vivo, ho notato una ludopatia dilagante. Quando comincio a immaginare il personaggio di Lucia in Thanks for Vaselina, mi accorgo di descrivere qualcosa che ho già visto. D’altro canto, l’arte inizia dove finisce l’informazione. Nel momento in cui il fatto oggettivo è acclarato – in questo caso, che la dipendenza dal gioco non fa bene –  l’autore teatrale deve far nascere il dubbio, provocare un conflitto. A me non interessa l’obiettivo quando tratteggio un personaggio: per me, ogni personaggio nasce con una mancanza e io racconto il suo conflitto con sé e con gli altri per riempire quel vuoto.
Perché non accontentarsi dell’happy ending, che pure è tratteggiato?
Un’amica mi ha raccontato che è andata da uno psichiatra perché soffriva di attacchi di panico, dicendogli che voleva essere più serena. Lo psichiatra però le ha risposto: “Se lei ha bisogno di serenità non venga da me. Se, al contrario, vuole conoscere meglio il suo stato e gestirlo, sono la persona giusta”. Io vedo il teatro nello stesso modo. Se uno spettatore ha bisogno di riconciliazione e di assistere a fatti lontani dalla propria esperienza, meglio che guardi Notting Hill. Se, al contrario, ha bisogno di un percorso in cui sentirsi sporco quanto me, allora forse è giusto che venga a teatro a vedere Thanks for Vaselina. …

Vogliamo essere pop
Intervista di Rossella Battisti a Gabriele Di Luca
l’Unità, 24 agosto 2013

… Un titolo che è tutto un programma, aderente alle poetiche del gruppo, in bilico tra paradosso e ironia, toni pungenti e grotteschi che ha come riferimenti la generazione degli angry writers inglesi alla Martin Crimp o Martin McDonagh o irlandesi come MacDonnellan. Ne parliamo con Gabriele Di Luca, lo “scrittore” del gruppo e autore del testo, nonché regista assieme a Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi.
Il sottotiolo recita dedicato a tutti i familiari delle vittime e a tutte le vittime dei familiari. Ovvero?
Sono gli sconfitti, quelli lasciati in un angolo dal mondo che prima li ha illusi, sfruttati e poi derisi. Genitori disperati e figli senza futuro, vittime e carnefici al tempo stesso. Il senso finale sta nelle parole che faccio pronunciare a uno dei miei personaggi: “come disse il buon Dio scaccolandosi nella sua Jacuzzi: mi sa che ho creato molti amanti, ma non altrettanto amore”. Questa è una società che sfrutta il nostro bisogno di amore e di felicità, mi ha colpito un cartello su una slot machine che invita al gioco con la frase “fidatevi dei vostri sogni”.

Anche un vostro precedente lavoro, Idoli, ruotava intorno a nuclei familiari molto disastrati e a illusioni devastanti. Una via d’uscita a questa realtà non troppo surreale?
Un mix molto calibrato di tutti gli ingredienti. Quello dei personaggi a teatro è un percorso di mancanze ed è bello riuscire a trovare tutte le sfaccettature. C’è un po’ di tutto, anche una goccia d’amore nel deserto per la quale bisogna lottare. Operare una profonda trasformazione.

Dopo il mattatore, il regista onnipotente, l’autore e attore insieme, si stanno affermando a teatro i collettivi come il vostro. Che cosa fa la forza del gruppo?
Scrivere, si dice, è un esercizio di solitudine. E vale anche per il teatro: per me iniziare assieme a Massimiliano Setti mi ha permesso di non mollare. Non basta però avere un progetto comune, ma riconoscere i ruoli. Io scrivo, Massimiliano firma le musiche, Diego Sacchi si occupa delle luci, Luisa Supino dell’organizzazione. E lo spettacolo domina su tutto: scrittura e regia si devono adeguare.
Anche il pubblico è un vostro buon interlocutore: è difficile annoiarsi a teatro con i vostri lavori …
E’ fondamentale. Non ci interessa essere artisti di nicchia, vogliamo essere pop nel senso più rotondo della parola. Entrare negli stabili e conquistare gli “impellicciati” è per noi un vanto. …

Carrozzeria Orfeo: l’ironia come antidoto alla retorica
Intervista di Rossella Porcheddu a Gabriele Di Luca
Il Tamburo di Kattrin, 1 agosto 2013

… Ci sono abbandoni, solitudini, ferite e rancori, in Thanks for Vaselina di Carrozzeria Orfeo, presentato in forma di studio durante la XV edizione del Festival Collinarea di Lari. A raccontarci nascita e evoluzione dello spettacolo, Gabriele Di Luca, che firma il testo, partecipa alla regia collettiva e entra in scena insieme a Massimiliano Setti, Beatrice Schiros, Alessandro Tedeschi e Francesca Turrini.

Si tratta di una vicenda familiare?
Sì, i cinque personaggi in scena hanno una storia familiare che li unisce e li riunisce in un luogo, ma ognuno ha anche il proprio vissuto personale. Ci sono la lotta per il potere e la lotta per l’amore. Dietro lo spaccio di marijuana c’è l’America che bombarda il Messico per distruggere le piantagioni di droga. Ci sono due trentenni senza nulla davanti e con poco dietro che hanno scelto due modi completamente diversi, la disillusione e l’idealismo sfrenato, per combattere il male della loro generazione. Ci sono una madre che ha abbandonato il figlio e un’adolescente sola, cacciata di casa, che dorme in macchina. È il controcanto degli ultimi al mondo del benessere.

In questo, come in altri lavori di Carrozzeria Orfeo, si ruba alla realtà?
Sempre, ma si mescola con il surreale, con l’assurdo. Perché la quotidianità così com’è, come l’apprendiamo dai giornali, a un certo punto diventa piatta e io credo che il teatro abbia bisogno, invece, di trovare qualcosa di diverso, per raccontare la realtà e la non realtà. Vivo in un paese di seicento abitanti sul Lago di Varese, pieno territorio leghista dove si parla solo dialetto, e i due vecchi di Robe dell’altro mondo, per fare un esempio, li ho visti migliaia di volte. Quella madre ludopatica di Thanks for Vaselina l’ho incontrata tante volte, in tanti bar.

Da una parte la violenza del quotidiano, dall’altra la ricerca di surrealtà. Non vuole essere, però, un ammorbidimento?
L’immagine che riassume il mio modo di vedere la vita è questa: c’è un uomo che sale su uno sgabello, si mette una corda al collo, e quando lascia andare lo sgabello crollano lampadario e muro, e lui si trova a terra con un taglio sulla mano. È un alternarsi costante di tragicità e ridicolo. L’ironia apre una strada verso il pubblico e credo che sia un grandissimo antidoto alla retorica.

C’è, negli spettacoli di Carrozzeria Orfeo, la cura della parola ma anche la presenza forte del corpo, l’attenzione all’azione, alla danza, come si è visto in precedenti lavori. Sarà così anche in quest’ultimo spettacolo?
Nel secondo atto ci sarà un momento onirico, una partitura per cinque piattini e cinque tazzine di caffè. Tentiamo di mettere un pò di tutto nei nostri lavori, azione e parola, musicalità e ritmo, violenza e dolcezza. Perché il cinismo senza il suo contraltare di speranza non ha senso, e così l’amore senza il contraltare di odio, e così la crudezza senza poeticità.

Il controcanto degli ultimi con “Thanks for Vaselina”.
Intervista di Andrea Ciommiento a Gabriele Di Luca
Paneacquaculture.it , 26 luglio 2013

… Chiacchieriamo con l’autore Gabriele Di Luca, attore e regista dello spettacolo insieme a Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi (in scena con Beatrice Schiros e Francesca Turrini).
Fin dall’inizio osserviamo il conflitto che permane nelle relazioni di tutti personaggi in scena…
Ci è sempre interessato raccontare storie lontane dalla retorica, dalla didascalia o dalla didattica. Vogliamo raccontare storie di essere umani che arrivano a picchi di estrema violenza e drammaticità ma senza rinunciare all’ironia, ai paradossi, alla tragicommedia.

Quali sono i vostri riferimenti drammaturgici?
Mi ispiro alla drammaturgia del teatro nordeuropeo. Una drammaturgia imbevuta di ferocia e bontà come un controcanto degli ultimi. Questi personaggi sono vittime e carnefici perché perdono e vincono continuamente, tra la lotta per l’amore e per il potere.

Quest’ultimo allestimento cosa rappresenta per Carrozzeria Orfeo?
È  il nostro sesto lavoro dopo gli ultimissimi “Idoli” e “Robe dell’altro mondo”, tutti lavori molti diversi seppur legati da una poetica. “Thanks for Vaselina” nasce con la volontà di avere un luogo fisso ma tanti personaggi. Il lavoro si compone di tre atti.
Un approccio drammaturgico che parte dall’attore …
Il fatto di essere un autore nato come attore credo sia solo un vantaggio. Già quando studi recitazione in accademia inizi a conoscere la scrittura. Lavorando con altri due registi in scena, Alessandro Tedeschi e Massimiliano Setti, che è anche socio fondatore di Carrozzeria, ho iniziato uno scambio continuo rispetto alla drammaturgia. Arrivo alle prove con il testo e metto il testo al servizio dello spettacolo. Questo quindi subisce delle variazioni. Il novanta per cento rimane e il dieci viene solitamente tagliato secondo le esigenze.

Hai parlato del tuo interesse per la drammaturgia nordeuropea. Qual è la condizione panoramica della drammaturgia in Italia?
In Italia non amo la struttura, le lunghezze, le molte parole che il personaggio dice prima di arrivare al dialogo. Qui da noi c’è spesso una drammaturgia costituita da momenti sconnessi, senza struttura narrativa precisa ma composta da più immagini e suggestioni drammaturgiche oppure da grandi monologhi. A volte anche una ricerca di poeticità forzata. Quello che mi piace della drammaturgia inglese sono le lame, una sorta di sega circolare. Lo spettatore non fa in tempo a mettere la testa in una situazione, che dopo dieci minuti torna alla situazione di prima e pian piano collega cervello e cuore che pulsano insieme alle emozioni perché non c’è tempo. …

CARROZZERIA ORFEO

Diplomati all’Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine, Massimiliano Setti e Gabriele Di Luca, insieme a Luisa Supino, costituiscono nel 2007 la compagnia CARROZZERIA ORFEO. Sono registi, autori e interpreti dei propri spettacoli, dei quali curano anche la composizione di musiche originali. Alla base della loro poetica c’è la costante ricerca di una comunione tra un teatro fisico e una drammaturgia spesso legata a tematiche della contemporaneità all’interno della quale l’emotività, l’immediatezza e il rapporto con il pubblico rivestono un’importanza fondamentale. Al lavoro di Compagnia alternano l’insegnamento e collaborazioni individuali con diversi registi italiani.
Nel 2007 danno vita al loro primo spettacolo Nuvole Barocche (menzione speciale ai premi Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti” e “Nuove Sensibilità”). A questo primo progetto seguono Gioco di Mano (2008) e Sul Confine (2009), quest’ultimo vincitore della quinta edizione del Premio Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti”. Nel febbraio 2010 vincono il Premio alle arti “Lidia Petroni” promosso dal Teatro Inverso di Brescia, presentando un primo studio dal titolo Tre Brevi Istanti Tragicomici. A maggio dello stesso anno registrano una versione televisiva di Nuvole Barocche, prodotta e trasmessa da “Palco e Retropalco”, in onda su Rai3.
Nel 2011 debutta Idoli, testo finalista al Premio Hystrio per la Drammaturgia 2011 e vincitore nel 2012 come miglior spettacolo della Rassegna Autogestito al Teatro Quirino di Roma. Nel dicembre 2010 vincono il bando Creatività Giovanile della Fondazione Cariplo con il Progetto ROAAAR che fonda le sue radici sulla volontà di esplorare l’incontro tra il linguaggio del fumetto e il teatro, che ha portato nel 2012 alla creazione dello spettacolo Robe dell’altro mondo.
Nel 2012 vincono il Premio Nazionale della Critica come migliore compagnia con la seguente motivazione: “Giovane compagnia, Carrozzeria Orfeo è nata nel 2007 all’ Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine, elaborando un preciso linguaggio di originali drammaturgie, costruite partendo dall’improvvisazione e dal montaggio scenico, creando così un proprio metodo di lavoro basato sulla creazione collettiva. Con i suoi spettacoli, Carrozzeria Orfeo ha realizzato un interessante percorso, ha esplorato diversi territori di scrittura, recitazione, messa in scena, ha trovato ispirazione nelle storie e nella cronaca del proprio tempo, mantenendo inalterato lo sguardo adolescente alla scoperta del mondo e l’attenzione a differenti tecniche espressive, fuse insieme in una poetica ricca di invenzioni e di sorprese, di scatenata e irriverente ironia, di soluzioni visionarie e di tensione drammatica.”
Nel giugno 2013, al Teatro Romano di Spoleto, viene assegnato il Premio SIAE alla Creatività 2013 a Gabriele Di Luca come migliore autore teatrale con la seguente motivazione: “Un’incisiva espressione di moderna drammaturgia che fa uso di un linguaggio acre, disadorno, a volte osceno, e che non teme lo scandalo e l’irriducibilità del tragico. Conflittualità del mondo esterno e con se stessi, noia di vivere, vuoto interiore, apatia morale, paure, rabbia, frustrazioni, frammenti di vita e d’umanità si vanno ad incastonare all’interno di un desolante, quanto lucido, quadro esistenziale contemporaneo. Una fotografia fredda e spietata del presente che accompagna lo svolgersi degli accadimenti senza commenti, senza pietà e che affronta la spersonalizzazione, la disumanità, la violenza, senza condiscendenze ideologiche, senza richiami alla complicità del pubblico. Anzi eleva una parete insormontabile che rende impossibile la catarsi, la pietas. Una drammaturgia che tocca mente e cuore senza artifizi o mistificazioni; una scrittura per il teatro del nostro tempo, oscuro e carico di interrogativi inquietanti”.

www.carrozzeriaorfeo.it

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