TRE SORELLE

5 Giu 2014
Teatro Era
Regia Silvia Rubes
Liberamente tratto da Tre sorelle di A. Cechov
Drammaturgia Silvia Rubes
Costumi Compagnia Acusmatici
allestimento e luci Stefano Franzoni
Direzione tecnica Sergio Zagaglia
Con Annamaria Mosti, Miranda Tamberi, Maria Teresa Orlandini, Giulia Bisacchi, Franca Ghiara
Produzione Fondazione Pontedera Teatro 2006

tre sorelle

La compagnia – Nasce nel 1995 da un’idea di Roberto Bacci e in collaborazione con l’Università della terza età di Pontedera. Dalla nascita seguono circa dieci anni di intensa e multiforme attività teatrale durante i quali la compagnia è impegnata nella realizzazione di spettacoli e coinvolta in progetti formativi rivolti alla terza età.
Lo spettacolo – L’età dei personaggi disegnati da Cechov non ha niente a che vedere con l’età delle interpreti, i personaggi sono infatti giovani donne, mentre le interpreti dello spettacolo sono donne anziane, questo è il gioco della messa in scena.
Nel testo di Checov, strutturato in quattro atti, assistiamo al trascorrere di alcuni anni della giovinezza delle tre sorelle: ho pensato che esasperando questo passaggio in avanti degli anni, prolungando la vita teatrale dei personaggi, si potesse addirittura giocare a raggiungere l’età delle interpreti e che, così facendo, quel tempo futuro carico di aspettative, progetti e speranze che caratterizza l’andamento tematico di quest’opera di Cechov, oltre a rappresentare la tensione principale di ogni personaggio, potesse diventare nella resa scenica e nella scrittura drammaturgica, un tempo passato, un tempo carico del peso di tutti i fallimenti e del peso delle azioni disattese di una vita, tempo passato che le interpreti traducono e rendono in una sorta di nostalgia.
Il trascorrere di molti anni tra i sogni e la loro mancata realizzazione carica di tragico lo sguardo sul tempo passato, oltre a renderci il futuro come vuoto di orizzonte, vuoto di spazio vivibile. È ciò che succede ai personaggi in scena, cosa guardano quando guardano lontano? E cosa vedono? Lo sguardo si fa complice del tempo, si rassegna in esso e ci restituisce una voragine, una nostalgia per il futuro.

Silvia Rubes

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