VICO ANGELO CUSTODE

4 Giu 2014
Regia M. Sinisi e M. Santeramo
Scritto da Michele Santeramo
diretto da Michele Sinisi e Michele Santeramo
Con Michele Sinisi, Danilo De Summa, Vittorio Continelli
Produzione Teatro Minimo di Andria, Fondazione Pontedera Teatro
in collaborazione con Fest Teatro
debutto 2005

preveiw vico minimo

Una panchina; l’ingresso in una casa – una sagoma, solo un segno; tre fratelli che si chiamano Michele, Raffaele e Gabriele; una madre nascosta dal buio del fondale; ecco Vico Angelo Custode.
Questa è la storia di tre trentenni adolescenti che devono diventare adulti.
Tre fratelli che stanno in Vico Angelo Custode oggi come sempre. La prima parte dello spettacolo mette in scena la normalità della vita dei tre, le relazioni che esistono, i difetti, i piccoli giochi, la loro maniera di passare la vita.
E’ una condizione semplice, leggera, spensierata.
I tre si contendono il vento, che a Vico Angelo Custode non arriva mai.
E’ la condizione che ti schiaccia dove sei nato, qualcosa per la quale le abitudini ti hanno costruito, ti hanno formato, ti hanno dato un passato, questo presente, e qualche vaga speranza di mantenere tutto così com’è.
Per mancanza di fantasia le aspirazioni scompaiono, e si vive così, come ieri, come oggi.
Ma poi qualcosa cambia. Perché deve cambiare. Perché qualcosa cambia sempre.
In situazioni come queste, nelle quali tutto sembra stabilito da secoli, nelle quali niente cambia da decenni, nelle quali stare bene significa aprire gli occhi al mattino e chiuderli la sera, in situazioni come queste c’è bisogno che qualcosa di grande, di molto grande, intervenga a modificare le cose.
Qui, a Vico Angelo Custode, la mamma dei tre fratelli, muore.
Questa è la massima tragedia che oggi può toccarci in sorte. Ma è anche – sarà cinico, sarà crudele, sarà come sarà – un’opportunità. E’ anche la possibilità che tutto il mondo vecchio e incrostato, seppure divertente e protetto, ti cambi intorno.
E’ il momento in cui si deve confrontarsi con la vita per com’è, e non per come si è stati abituati a viverla. E’ il momento in cui tre adolescenti di trent’anni devono confrontarsi con il dolore, e crescere. Devono confrontarsi con la praticità delle cose, e fare un funerale per la loro madre.
Ma questi tre non hanno soldi.
Qui nessuno ha soldi.
Qui fare un funerale costa.
Qui morire costa 1500 euro.
E i tre devono trovare questi soldi, per poter, solo dopo, dire a tutti della morte della madre.
Vico Angelo Custode è il posto in cui, ridendo, devi diventare grande.

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