G. Manzella
La bellezza amara

copertina la Bellezza amara

La casa Usher, 2010
collana “Oggi, del teatro”

Arte e vita di Leo de Berardinis

Leo de Berardinis è stato per più di quarant’anni uno dei protagonisti assoluti della ricerca teatrale italiana e della lotta per il suo rinnovamento. Attore e autore, maestro riconosciuto per più di una generazione della scena, amato da molti quanto circondato a lungo dalla diffidenza dell’establishment, all’epoca del sodalizio artistico con Perla Peragallo, quando calava Shakespeare dentro la sceneggiata napoletana, evocando l’artista “veggente” prefigurato da Rimbaud, il poeta adolescente toccato dalla “bellezza amara” dell’arte. Laddove un nuovo teatro reclamava con forza un nuovo sguardo, una nuova disponibilità dello spettatore a confrontarsi con l’evento scenico, rinunciando ai comodi appigli dell’interpretazione.
Ora che Leo se ne è andato per sempre oltre il palcoscenico del mondo, il suo itinerario ci appare esemplare, non solo per non avere mai ceduto al compromesso commerciale. Dagli inizi demoniaci alla ricerca di una zona di pacificazione, dall’uscita dal tragico per andare verso il comico, con l’assunzione consapevole del mito di Amleto o la reincarnazione della maschera comica di Totò, fino all’incontro felice con il teatro di Eduardo e Pirandello. Sempre preservando l’idea del teatro come mezzo di conoscenza. Arte come esperienza, cioè arte come vita.
Romanzo-saggio che attraversa l’intero zodiaco di una straordinaria vita d’artista, La bellezza amara è anche una storia della nostra vita culturale nella seconda metà del Novecento e una lucida riflessione sul senso dell’arte nella società contemporanea. Testimonianza di una stagione creativa che ha rotto argini e liberato energie, mescolato le carte delle discipline, invogliato gli artisti a misurarsi su terreni diversi.

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