Calendar

Feb
5
Sab
STORIA DI 1
Feb 5 - 21:00
STORIA DI 1

“Tra tutti gli ostacoli che si frappongono a una spiegazione radicale dell’esistenza,
nessuno genera più sgomento del tempo. Spiegare il tempo? Non senza aver spiegato l’esistenza.
Spiegare l’esistenza? Non senza aver spiegato il tempo.
Scoprire il profondo e nascosto legame che sussiste fra il tempo e l’esistenza (…)
è un compito riservato al futuro”

John Archibald Wheeler, fisico, vincitore del Premio Enrico Fermi

La storia di un uomo, la storia di un Paese.

“Questo lavoro è un tentativo impressionistico di esplorare il rapporto sempre accidentale e contraddittorio tra i giorni di un uomo qualunque, Angelo – la sua storia, la sua biografia, il suo sentire – e la rete di circostanze che lo uncinano malgrado lui, ad alcuni eventi della storia d’Italia. Una storia che ha le curiose caratteristiche di essere quella di un passato recente, quasi un dietro del presente se vogliamo: dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni Ottanta.
È uno squarcio parziale e soggettivo di una vita in un passato che per ora non molla, non la smette di passare e ripassare; che si ostina; che resiste; lasciando tracce ovunque, mentre abita, come un fantasma, l’immaginario delle nostre vite.”

Lucia Calamaro

 

Teatro della Pergola | 5 – 10 aprile 2022

→ Vai alla scheda
Feb
6
Dom
STORIA DI 1
Feb 6 - 21:00
STORIA DI 1

“Tra tutti gli ostacoli che si frappongono a una spiegazione radicale dell’esistenza,
nessuno genera più sgomento del tempo. Spiegare il tempo? Non senza aver spiegato l’esistenza.
Spiegare l’esistenza? Non senza aver spiegato il tempo.
Scoprire il profondo e nascosto legame che sussiste fra il tempo e l’esistenza (…)
è un compito riservato al futuro”

John Archibald Wheeler, fisico, vincitore del Premio Enrico Fermi

La storia di un uomo, la storia di un Paese.

“Questo lavoro è un tentativo impressionistico di esplorare il rapporto sempre accidentale e contraddittorio tra i giorni di un uomo qualunque, Angelo – la sua storia, la sua biografia, il suo sentire – e la rete di circostanze che lo uncinano malgrado lui, ad alcuni eventi della storia d’Italia. Una storia che ha le curiose caratteristiche di essere quella di un passato recente, quasi un dietro del presente se vogliamo: dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni Ottanta.
È uno squarcio parziale e soggettivo di una vita in un passato che per ora non molla, non la smette di passare e ripassare; che si ostina; che resiste; lasciando tracce ovunque, mentre abita, come un fantasma, l’immaginario delle nostre vite.”

Lucia Calamaro

 

Teatro della Pergola | 5 – 10 aprile 2022

→ Vai alla scheda
Feb
11
Ven
SVEGLIAMI
Feb 11 - 21:00
SVEGLIAMI

Svegliami, scritto da Michele Santeramo e diretto da Roberto Bacci, è una riflessione su un mestiere prezioso, il teatro, che ci offre l’occasione di sembrare vivi, e poi di provare ad esserlo davvero.

“Questa è la storia di una famiglia.
Moglie, marito, suo fratello. Una famiglia affogata nei rancori e nella ripetizione. I cui rapporti interni sono fatti di odio ben piantato, profondo. Di sopportazione, di violenza portata alla volontà dell’omicidio.
Le presenze sono troppo ingombranti, e quando diventa impossibile vivere bene, quando le persone che vedi ogni giorno sono quelle che sei costretto a vedere ogni giorno, allora le reazioni possono essere estreme.
Gente che non si è scelta, che è capitata, gente alla quale si è legati da un solo legame affettivo che ha a che fare col dovere dell’affetto, il nucleo delle insoddisfazioni e della violenza, il luogo primigenio dell’insofferenza.
Se ne fa un gran parlare, di proteggere le varie forme di famiglia, come se questo dovesse essere necessario alla felicità.
In scena, qui, tre personaggi dimostrano la necessità dell’evasione da quella prigione di affetti.
La libertà dalle cose è indispensabile. L’assenza di legami è a volte alla base della costruzione di legami veri e scelti.
Questi tre non sono soltanto costretti a stare insieme dai legami di sangue. Lo fanno anche perché condividono lo stesso lavoro.
Si sopportano ogni giorno e ogni notte, al lavoro e nelle pause, nella progettazione dei sogni e nella loro realizzazione.
Sono teatranti: una compagnia di giro che li costringe a lavorare sotto le direttive di uno di loro, convinto che il teatro sia ancora il posto nel quale, a cercar bene, si possa trovare qualcosa di vero.
Una famiglia.
Il contesto inventato dalla violenza per affermarsi incontrastata”.
Michele Santeramo

Note di regia
Oggi il Teatro sembra sempre più ritirarsi dietro la “quarta parete” per trasformarsi in Spettacolo piuttosto che proseguire con i propri strumenti alla ricerca delle domande sull’Uomo.

SVEGLIAMI vuole essere un richiamo artistico e filosofico alla tradizione dei Maestri del ‘900, una forma di resistenza nei confronti di coloro che chiedono all’arte teatrale di uniformarsi allo spirito dei tempi.

La lezione dei grandi Maestri del secolo scorso, che avevano aperto nuove prospettive per il lavoro dell’attore e per la relazione con lo spettatore è pressoché dimenticata.

E’ come se la storia delle grandi rivoluzioni culturali e teatrali del secolo scorso si stia trasformando in Restaurazione: cioè in un sistema dello Spettacolo utile a produrre consenso. Dallo “spettatore” come interlocutore privilegiato di un dialogo con l’attore, siamo tornati all’ applauso di un pubblico indifferenziato sul modello televisivo.

SVEGLIAMI indaga, oltre che il confronto tra Teatro e Spettacolo, anche le scelte che lo spettatore, in quanto individuo, è chiamato a fare ogni giorno nella propria vita tra la cosiddetta realtà, così come ci appare, ed una possibile “verità” da ricercare dietro le apparenze.

SVEGLIAMI ci interroga sul “ruolo” che ognuno di noi accetta di rappresentare nella vita, il “personaggio” con cui ci si identifica e la “persona” (l’io sono) che dobbiamo conquistare per poter Essere.

Nel Teatro, in cui i “ruoli”, i “personaggi” e le “persone” prendono vita professionalmente sulla scena, è possibile costruire lo specchio più adatto per osservare noi stessi, distratti nella vita quotidiana, con la necessaria crudeltà.

Così in un Teatro alla ricerca di domande, l’attore e lo spettatore possono togliersi per qualche momento la maschera e rivolgersi reciprocamente la preghiera: SVEGLIAMI!
Roberto Bacci

Feb
12
Sab
SVEGLIAMI
Feb 12 - 21:00
SVEGLIAMI

Svegliami, scritto da Michele Santeramo e diretto da Roberto Bacci, è una riflessione su un mestiere prezioso, il teatro, che ci offre l’occasione di sembrare vivi, e poi di provare ad esserlo davvero.

“Questa è la storia di una famiglia.
Moglie, marito, suo fratello. Una famiglia affogata nei rancori e nella ripetizione. I cui rapporti interni sono fatti di odio ben piantato, profondo. Di sopportazione, di violenza portata alla volontà dell’omicidio.
Le presenze sono troppo ingombranti, e quando diventa impossibile vivere bene, quando le persone che vedi ogni giorno sono quelle che sei costretto a vedere ogni giorno, allora le reazioni possono essere estreme.
Gente che non si è scelta, che è capitata, gente alla quale si è legati da un solo legame affettivo che ha a che fare col dovere dell’affetto, il nucleo delle insoddisfazioni e della violenza, il luogo primigenio dell’insofferenza.
Se ne fa un gran parlare, di proteggere le varie forme di famiglia, come se questo dovesse essere necessario alla felicità.
In scena, qui, tre personaggi dimostrano la necessità dell’evasione da quella prigione di affetti.
La libertà dalle cose è indispensabile. L’assenza di legami è a volte alla base della costruzione di legami veri e scelti.
Questi tre non sono soltanto costretti a stare insieme dai legami di sangue. Lo fanno anche perché condividono lo stesso lavoro.
Si sopportano ogni giorno e ogni notte, al lavoro e nelle pause, nella progettazione dei sogni e nella loro realizzazione.
Sono teatranti: una compagnia di giro che li costringe a lavorare sotto le direttive di uno di loro, convinto che il teatro sia ancora il posto nel quale, a cercar bene, si possa trovare qualcosa di vero.
Una famiglia.
Il contesto inventato dalla violenza per affermarsi incontrastata”.
Michele Santeramo

Note di regia
Oggi il Teatro sembra sempre più ritirarsi dietro la “quarta parete” per trasformarsi in Spettacolo piuttosto che proseguire con i propri strumenti alla ricerca delle domande sull’Uomo.

SVEGLIAMI vuole essere un richiamo artistico e filosofico alla tradizione dei Maestri del ‘900, una forma di resistenza nei confronti di coloro che chiedono all’arte teatrale di uniformarsi allo spirito dei tempi.

La lezione dei grandi Maestri del secolo scorso, che avevano aperto nuove prospettive per il lavoro dell’attore e per la relazione con lo spettatore è pressoché dimenticata.

E’ come se la storia delle grandi rivoluzioni culturali e teatrali del secolo scorso si stia trasformando in Restaurazione: cioè in un sistema dello Spettacolo utile a produrre consenso. Dallo “spettatore” come interlocutore privilegiato di un dialogo con l’attore, siamo tornati all’ applauso di un pubblico indifferenziato sul modello televisivo.

SVEGLIAMI indaga, oltre che il confronto tra Teatro e Spettacolo, anche le scelte che lo spettatore, in quanto individuo, è chiamato a fare ogni giorno nella propria vita tra la cosiddetta realtà, così come ci appare, ed una possibile “verità” da ricercare dietro le apparenze.

SVEGLIAMI ci interroga sul “ruolo” che ognuno di noi accetta di rappresentare nella vita, il “personaggio” con cui ci si identifica e la “persona” (l’io sono) che dobbiamo conquistare per poter Essere.

Nel Teatro, in cui i “ruoli”, i “personaggi” e le “persone” prendono vita professionalmente sulla scena, è possibile costruire lo specchio più adatto per osservare noi stessi, distratti nella vita quotidiana, con la necessaria crudeltà.

Così in un Teatro alla ricerca di domande, l’attore e lo spettatore possono togliersi per qualche momento la maschera e rivolgersi reciprocamente la preghiera: SVEGLIAMI!
Roberto Bacci

Feb
13
Dom
SVEGLIAMI
Feb 13 - 21:00
SVEGLIAMI

Svegliami, scritto da Michele Santeramo e diretto da Roberto Bacci, è una riflessione su un mestiere prezioso, il teatro, che ci offre l’occasione di sembrare vivi, e poi di provare ad esserlo davvero.

“Questa è la storia di una famiglia.
Moglie, marito, suo fratello. Una famiglia affogata nei rancori e nella ripetizione. I cui rapporti interni sono fatti di odio ben piantato, profondo. Di sopportazione, di violenza portata alla volontà dell’omicidio.
Le presenze sono troppo ingombranti, e quando diventa impossibile vivere bene, quando le persone che vedi ogni giorno sono quelle che sei costretto a vedere ogni giorno, allora le reazioni possono essere estreme.
Gente che non si è scelta, che è capitata, gente alla quale si è legati da un solo legame affettivo che ha a che fare col dovere dell’affetto, il nucleo delle insoddisfazioni e della violenza, il luogo primigenio dell’insofferenza.
Se ne fa un gran parlare, di proteggere le varie forme di famiglia, come se questo dovesse essere necessario alla felicità.
In scena, qui, tre personaggi dimostrano la necessità dell’evasione da quella prigione di affetti.
La libertà dalle cose è indispensabile. L’assenza di legami è a volte alla base della costruzione di legami veri e scelti.
Questi tre non sono soltanto costretti a stare insieme dai legami di sangue. Lo fanno anche perché condividono lo stesso lavoro.
Si sopportano ogni giorno e ogni notte, al lavoro e nelle pause, nella progettazione dei sogni e nella loro realizzazione.
Sono teatranti: una compagnia di giro che li costringe a lavorare sotto le direttive di uno di loro, convinto che il teatro sia ancora il posto nel quale, a cercar bene, si possa trovare qualcosa di vero.
Una famiglia.
Il contesto inventato dalla violenza per affermarsi incontrastata”.
Michele Santeramo

Note di regia
Oggi il Teatro sembra sempre più ritirarsi dietro la “quarta parete” per trasformarsi in Spettacolo piuttosto che proseguire con i propri strumenti alla ricerca delle domande sull’Uomo.

SVEGLIAMI vuole essere un richiamo artistico e filosofico alla tradizione dei Maestri del ‘900, una forma di resistenza nei confronti di coloro che chiedono all’arte teatrale di uniformarsi allo spirito dei tempi.

La lezione dei grandi Maestri del secolo scorso, che avevano aperto nuove prospettive per il lavoro dell’attore e per la relazione con lo spettatore è pressoché dimenticata.

E’ come se la storia delle grandi rivoluzioni culturali e teatrali del secolo scorso si stia trasformando in Restaurazione: cioè in un sistema dello Spettacolo utile a produrre consenso. Dallo “spettatore” come interlocutore privilegiato di un dialogo con l’attore, siamo tornati all’ applauso di un pubblico indifferenziato sul modello televisivo.

SVEGLIAMI indaga, oltre che il confronto tra Teatro e Spettacolo, anche le scelte che lo spettatore, in quanto individuo, è chiamato a fare ogni giorno nella propria vita tra la cosiddetta realtà, così come ci appare, ed una possibile “verità” da ricercare dietro le apparenze.

SVEGLIAMI ci interroga sul “ruolo” che ognuno di noi accetta di rappresentare nella vita, il “personaggio” con cui ci si identifica e la “persona” (l’io sono) che dobbiamo conquistare per poter Essere.

Nel Teatro, in cui i “ruoli”, i “personaggi” e le “persone” prendono vita professionalmente sulla scena, è possibile costruire lo specchio più adatto per osservare noi stessi, distratti nella vita quotidiana, con la necessaria crudeltà.

Così in un Teatro alla ricerca di domande, l’attore e lo spettatore possono togliersi per qualche momento la maschera e rivolgersi reciprocamente la preghiera: SVEGLIAMI!
Roberto Bacci

Feb
18
Ven
PARADISO XXXIII
Feb 18 - 21:00
PARADISO XXXIII

Uno spettacolo divulgativo senza che niente sia spiegato.

Dante Alighieri, nel 33esimo canto del Paradiso, si trova nell’impaccio dell’essere umano che prova a descrivere l’immenso, l’indicibile, prova a raccontare l’irraccontabile.
Questo scarto rispetto alla “somma meraviglia” sarà messo in scena creando un’esperienza unica, quasi fisica per lo spettatore al cospetto dell’immensità.

Elio Germano e Teho Teardo sono la voce e la musica per dire la bellezza e avvicinarsi al mistero, mostrando quello che non si potrà mai descrivere logicamente. Il 33esimo canto verrà attraversato parola per parola, accompagnato dalla musica dal vivo con strumenti di tutte le epoche e giochi sonori.

Ogni parola del testo è accompagnata a sua volta dalle immagini e dagli effetti speciali di Simone Ferrari e Lulu Helbæk. Grazie alla loro esperienza, accadrà qualcosa meraviglioso, qualcosa di inspiegabile, fatto di riflessi e di luci, trascendendo qualsiasi concetto di teatro, concerto o rappresentazione dantesca.

 

Teatro della Pergola | 19 – 24 ottobre 2021

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Feb
19
Sab
PARADISO XXXIII
Feb 19 - 21:00
PARADISO XXXIII

Uno spettacolo divulgativo senza che niente sia spiegato.

Dante Alighieri, nel 33esimo canto del Paradiso, si trova nell’impaccio dell’essere umano che prova a descrivere l’immenso, l’indicibile, prova a raccontare l’irraccontabile.
Questo scarto rispetto alla “somma meraviglia” sarà messo in scena creando un’esperienza unica, quasi fisica per lo spettatore al cospetto dell’immensità.

Elio Germano e Teho Teardo sono la voce e la musica per dire la bellezza e avvicinarsi al mistero, mostrando quello che non si potrà mai descrivere logicamente. Il 33esimo canto verrà attraversato parola per parola, accompagnato dalla musica dal vivo con strumenti di tutte le epoche e giochi sonori.

Ogni parola del testo è accompagnata a sua volta dalle immagini e dagli effetti speciali di Simone Ferrari e Lulu Helbæk. Grazie alla loro esperienza, accadrà qualcosa meraviglioso, qualcosa di inspiegabile, fatto di riflessi e di luci, trascendendo qualsiasi concetto di teatro, concerto o rappresentazione dantesca.

 

Teatro della Pergola | 19 – 24 ottobre 2021

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Mar
12
Sab
Fuori dai teatri
Mar 12 - 21:00–22:00
Fuori dai teatri

Una visione d’artista dei primi anni del Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale dalle immagini dell’archivio di Pontedera.

Fuori dai Teatri è un film prodotto dal Centro per la Ricerca e la Sperimentazione Teatrale del Teatro della Toscana affidato all’artista Rä di Martino, che restituisce la storia dei primi anni dell’esperienza teatrale del Piccolo Teatro di Pontedera e del CSRT, a partire dalle immagini dell’archivio del CSRT Pontedera e dalle interviste ai protagonisti di quella storia: una riflessione in termini critici delle opere e delle attività che hanno caratterizzato il Centro di Pontedera.

Le interviste audio alle figure chiave della storia iniziale del teatro di Pontedera mi hanno fatto ragionare principalmente su come il raccontare una storia nata quasi cinquanta anni fa diventi un lavoro sulla memoria, sull’impossibilità per un regista che affronta l’argomento oggi di avere un racconto unico e oggettivo e forse anche quanto questo non sia necessario. Infatti i diversi racconti, le memorie, i punti in cui si intersecano o sono in disaccordo, uniti alle immagini storiche, le centinaia di foto e i materiali video, creano un collage poliedrico di un’esperienza che non vuole essere univoca, che non voleva essere documentata ma vissuta e trasmessa di persona. Le interviste ai protagonisti dei primi anni, cioè della nascita del teatro di Pontedera divengono un tessuto mnemonico, un testo quasi una sceneggiatura, per dipanare le immagini di questo bellissimo archivio. Due attori, Anna Bellato e Lino Musella, reinterpretano VERBATIM (tecnica che ho già usato) le voci registrate delle interviste ascoltandole con degli auricolari e ri-recitandole in synch. Riportano i racconti degli stessi anni e degli stessi avvenimenti raccontati dai diversi punti di vista, intersecando le immagini d’archivio, fotografiche e video.
Rä di Martino

Lino Musella dà voce all’imprenditore Dario Marconcini, fondatore del Piccolo Teatro di Pontedera, che ha dato il via a quell’impresa e che continua instancabile a dare vita a spettacoli teatrali, al regista e direttore del Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera fin dal 1974, Roberto Bacci, a Luca Dini, attuale direttore del Centro; mentre Anna Bellato restituisce il racconto di quegli anni dell’allora giovanissima attrice Maria Teresa Telara e il ricordo di Carla Pollastrelli, che del Centro è stata co-direttrice oltre ad essere stata assistente personale di Jerzy Grotowski.

Questa narrazione é fatta di ricordi personali e immagini che appartengono alla memoria di una generazione.

Mar
31
Gio
Tutto Brucia
Mar 31 - 21:00
Tutto Brucia

Il titolo evoca le parole di Cassandra nella riscrittura delle Troiane di Jean Paul Sarte… Una frase che già di per sé mette a nudo la traiettoria di questo nuovo progetto Motus. Da tempo avevamo desiderio di continuare lo scavo, dopo il viaggio dentro l’Antigone, fra le figure femminili del tragico che ancora oggi riverberano.

La ricerca è cominciata prima del lockdown e ora assume inevitabilmente altra luce e urgenza.

La pandemia e il disastro climatico segnano la fine di un’epoca e Le Troiane iniziano con una fine. Tragedia anomala, senza conflitto e tessitura, o meglio il conflitto c’è stato, ma è già avvenuto: Ilio è già stata distrutta. Le donne, ridotte a bottino di guerra, attendono la spartizione, di lì a poco partiranno per mare, schiave, verso territori stranieri. Non c’è trama né intreccio, solo un perpetuo evocare gli spettri del passato.

La parola di Ecuba è lamento, parola che seppellisce i morti;
la parola di Cassandra rompe la stasi e dà fuoco al futuro.

Ma al centro ci sono il dolore e lo strazio del lutto, che, fuori dalla sfera personalistica, aprono una questione fortemente politica. Quali sono i corpi da piangere e quali no? Quali forme abbiamo a disposizione per esprimere il lutto, il dolore della perdita (o anche separazione dal proprio luogo d’origine, come avviene per le comunità diasporiche)?, si chiede Judith Butler in un saggio sul lutto collettivo.

Durante la pandemia, le cerimonie per i morti sono state sospese, e i corpi sono stati sepolti d’ufficio, di nascosto, in silenzio, senza saluto. Lo stesso accade per i corpi migranti morti in mare, per i clandestini o per le prostitute giustiziate dal sistema della tratta. Quali vite contano, dunque? Cosa rende una vita degna di lutto?

Ripartiamo da queste domande urticanti per costruire Tutto Brucia che sarà inevitabilmente oscuro… ma colmo di abbacinante furore.