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Dic
4
Sab
IO SARAH, IO TOSCA
Dic 4 - 21:00
IO SARAH, IO TOSCA

Laura Morante in Io Sarah, io Tosca sarà Sarah Bernhardt, la mitica attrice cui Victorien Sardou dedicò il celebre dramma trasformato in libretto da Illica e Giacosa e messo in musica da Puccini.

In scena anche la giovane musicista Chiara Catalano, che interagisce, commenta e dialoga con Laura Morante soltanto con il suono del suo pianoforte e con il canto, in un flusso continuo di recitazione, azione e musica avvincente, emozionante, e a tratti anche divertente.

La realtà e la finzione finiscono per mescolarsi in un gioco di specchi che apre squarci di verità nell’affascinante leggenda di questa donna tenace e vulnerabile, indomabile e raffinata, cinica e generosa, che fu la prima diva di fama mondiale.

Note di regia

La Tosca di Victorien Sardou venne rappresentata per la prima volta il 24 novembre 1887 a Parigi nel Théâtre de la Porte Saint-Martin. Il dramma era stato scritto da Sardou per la più importante attrice di quegli anni, la celebre Sarah Bernhardt. Al terzo spettacolo insieme, dopo Fedora e Théodora, l’autore e la grande attrice erano le due ‘star’ della scena francese. Qualcuno potrebbe chiedersi chi fosse il regista, la risposta sarebbe che il suo nome non era in locandina. La figura del regista, come l’abbiamo conosciuta nel corso del ‘900, ancora non esisteva. La regia fungeva da anello di congiunzione e di mediazione tra le esigenze degli autori e quelle degli attori. Questa funzione, priva di riconoscimento ufficiale, veniva svolta dagli stessi autori, oppure dai direttori dei teatri, a volte da uno degli attori. Il compito e la fisionomia della regia teatrale cominciarono ad essere posti in evidenza negli ultimi anni dell’ ‘800 grazie alle idee e al lavoro di alcuni nuovi attori/registi al punto da dare vita ad una decisiva riforma teatrale.
È curioso notare che in quello stesso anno, il 1887, Andrè Antoine, un attore/regista francese di 29 anni, fondasse a Parigi il ‘Théâtre Libre’, e a Mosca Konstantin Stanislavskij debuttasse, a soli 24 anni, come attore/regista nel teatro del Circolo Moscovita di Arte e Letteratura. In quel 1887, dunque, mentre la Bernhardt trionfava con La Tosca di Sardou, nella stessa Parigi e a Mosca debuttavano i due primi grandi registi anticipatori del teatro moderno.
La compagnia di Antoine si sciolse nel 1896, mentre nel 1898 Stanislavkij fondò con Vladimir Nemirović Danćenko il ‘Teatro d’Arte’ di Mosca, che diverrà celebre per le messe in scena de
 Il GabbianoZio Vania e Le Tre Sorelle di Anton Cechov.
È in questo contesto che Sarah Bernhardt e Victorien Sardou rappresentarono
 La Tosca. Un contesto vivissimo, che annunciava grandi cambiamenti, straordinarie innovazioni nell’arte teatrale.
Io Sarah, io Tosca di Laura Morante racconta Sarah Bernhard nei giorni precedenti il debutto de La Tosca. Il testo è costruito in tre quadri: il primo, il 3 novembre 1887, all’inizio delle prove; il secondo due settimane dopo; il terzo all’alba del 24 novembre, il giorno della prima rappresentazione.
Nel nostro spettacolo, in scena ci sono Sarah e una giovane musicista, che interagisce, commenta e dialoga soltanto con il suono del suo pianoforte e con il canto, in un flusso continuo di recitazione, azione e musica spero avvincente, emozionante, e a tratti anche divertente.”

Daniele Costantini

Dic
5
Dom
IO SARAH, IO TOSCA
Dic 5 - 21:00
IO SARAH, IO TOSCA

Laura Morante in Io Sarah, io Tosca sarà Sarah Bernhardt, la mitica attrice cui Victorien Sardou dedicò il celebre dramma trasformato in libretto da Illica e Giacosa e messo in musica da Puccini.

In scena anche la giovane musicista Chiara Catalano, che interagisce, commenta e dialoga con Laura Morante soltanto con il suono del suo pianoforte e con il canto, in un flusso continuo di recitazione, azione e musica avvincente, emozionante, e a tratti anche divertente.

La realtà e la finzione finiscono per mescolarsi in un gioco di specchi che apre squarci di verità nell’affascinante leggenda di questa donna tenace e vulnerabile, indomabile e raffinata, cinica e generosa, che fu la prima diva di fama mondiale.

Note di regia

La Tosca di Victorien Sardou venne rappresentata per la prima volta il 24 novembre 1887 a Parigi nel Théâtre de la Porte Saint-Martin. Il dramma era stato scritto da Sardou per la più importante attrice di quegli anni, la celebre Sarah Bernhardt. Al terzo spettacolo insieme, dopo Fedora e Théodora, l’autore e la grande attrice erano le due ‘star’ della scena francese. Qualcuno potrebbe chiedersi chi fosse il regista, la risposta sarebbe che il suo nome non era in locandina. La figura del regista, come l’abbiamo conosciuta nel corso del ‘900, ancora non esisteva. La regia fungeva da anello di congiunzione e di mediazione tra le esigenze degli autori e quelle degli attori. Questa funzione, priva di riconoscimento ufficiale, veniva svolta dagli stessi autori, oppure dai direttori dei teatri, a volte da uno degli attori. Il compito e la fisionomia della regia teatrale cominciarono ad essere posti in evidenza negli ultimi anni dell’ ‘800 grazie alle idee e al lavoro di alcuni nuovi attori/registi al punto da dare vita ad una decisiva riforma teatrale.
È curioso notare che in quello stesso anno, il 1887, Andrè Antoine, un attore/regista francese di 29 anni, fondasse a Parigi il ‘Théâtre Libre’, e a Mosca Konstantin Stanislavskij debuttasse, a soli 24 anni, come attore/regista nel teatro del Circolo Moscovita di Arte e Letteratura. In quel 1887, dunque, mentre la Bernhardt trionfava con La Tosca di Sardou, nella stessa Parigi e a Mosca debuttavano i due primi grandi registi anticipatori del teatro moderno.
La compagnia di Antoine si sciolse nel 1896, mentre nel 1898 Stanislavkij fondò con Vladimir Nemirović Danćenko il ‘Teatro d’Arte’ di Mosca, che diverrà celebre per le messe in scena de
 Il GabbianoZio Vania e Le Tre Sorelle di Anton Cechov.
È in questo contesto che Sarah Bernhardt e Victorien Sardou rappresentarono
 La Tosca. Un contesto vivissimo, che annunciava grandi cambiamenti, straordinarie innovazioni nell’arte teatrale.
Io Sarah, io Tosca di Laura Morante racconta Sarah Bernhard nei giorni precedenti il debutto de La Tosca. Il testo è costruito in tre quadri: il primo, il 3 novembre 1887, all’inizio delle prove; il secondo due settimane dopo; il terzo all’alba del 24 novembre, il giorno della prima rappresentazione.
Nel nostro spettacolo, in scena ci sono Sarah e una giovane musicista, che interagisce, commenta e dialoga soltanto con il suono del suo pianoforte e con il canto, in un flusso continuo di recitazione, azione e musica spero avvincente, emozionante, e a tratti anche divertente.”

Daniele Costantini

Dic
11
Sab
TAVOLA TAVOLA, CHIODO CHIODO…
Dic 11 - 21:00
TAVOLA TAVOLA, CHIODO CHIODO...

Tavola tavola, chiodo chiodo… una nuova produzione di Elledieffe e dello Stabile di Napoli con Lino Musella, autentico talento della scena, tra i più apprezzati della sua generazione, vincitore – tra gli altri – nel 2019 del Premio Ubu come migliore attore A ‘dare il la’ a questo nuovo progetto, fortemente voluto dall’attore napoletano, sono state le tante riflessioni emerse, durante la pandemia, sul mondo dello spettacolo e sulle sue sorti.  

“In questo tempo mi è capitato – scrive Musella nelle sue note – di rifugiarmi nelle parole dei grandi: poeti, scrittori, drammaturghi, filosofi, per cercare conforto, ispirazione o addirittura per trovare, in quelle stesse parole scritte in passato, risposte a un presente che oggi possiamo definire senza dubbio più presente che mai; è nato così in me il desiderio di riscoprire l’Eduardo capocomico e – mano mano – ne è venuto fuori un ritratto d’artista non solo legato al talento e alla bellezza delle sue opere, ma piuttosto alle sue battaglie donchisciottesche condotte instancabilmente tra poche vittorie e molti fallimenti”. 

Tommaso De Filippo – impegnato nella cura dell’eredità culturale della famiglia – ha appoggiato Lino Musella nella sua ricerca nelle memorie di Eduardo volendo incoraggiare fortemente il dialogo tra generazioni in scena.  

L’attore dà dunque voce e corpo alle parole delle lettere indirizzate alle Istituzioni, al discorso al Senato, agli appunti, ai carteggi relativi all’impresa estenuante per la costruzione e il mantenimento del Teatro San Ferdinando; ad affiancarlo in scena il maestro Marco Vidino che esegue dal vivo musiche originali appositamente composte per lo spettacolo. 

“Tavola tavola, chiodo chiodo – continua Musella – sono le parole incise su una lapide del palcoscenico del San Ferdinando, lapide che Eduardo erige a Peppino Mercurio, il suo macchinista per una vita, che tavola dopo tavola, appunto, era stato il costruttore di quello stesso palcoscenico, distrutto dai bombardamenti nel ‘43.  Faccio parte di una generazione nata tra le macerie del grande Teatro e che può forse solo scegliere se soccombere tra le difficoltà o tentare di mettere in piedi, pezzo dopo pezzo, una possibilità per il futuro, come ermeticamente indicano quelle parole – incise nel Teatro di Eduardo – che in realtà suggeriscono un’azione energica e continua.  

Questo grande artista è costantemente impegnato a ‘fare muro’ per smuovere la politica e le Istituzioni e ne esce spesso perdente, in parte proprio come noi in questo tempo, ma anche da lontano non smette mai di alzare la sua flebile, roboante voce e mi piace pensare che lo faccia proprio per noi”. 

Dic
12
Dom
TAVOLA TAVOLA, CHIODO CHIODO…
Dic 12 - 21:00
TAVOLA TAVOLA, CHIODO CHIODO...

Tavola tavola, chiodo chiodo… una nuova produzione di Elledieffe e dello Stabile di Napoli con Lino Musella, autentico talento della scena, tra i più apprezzati della sua generazione, vincitore – tra gli altri – nel 2019 del Premio Ubu come migliore attore A ‘dare il la’ a questo nuovo progetto, fortemente voluto dall’attore napoletano, sono state le tante riflessioni emerse, durante la pandemia, sul mondo dello spettacolo e sulle sue sorti.  

“In questo tempo mi è capitato – scrive Musella nelle sue note – di rifugiarmi nelle parole dei grandi: poeti, scrittori, drammaturghi, filosofi, per cercare conforto, ispirazione o addirittura per trovare, in quelle stesse parole scritte in passato, risposte a un presente che oggi possiamo definire senza dubbio più presente che mai; è nato così in me il desiderio di riscoprire l’Eduardo capocomico e – mano mano – ne è venuto fuori un ritratto d’artista non solo legato al talento e alla bellezza delle sue opere, ma piuttosto alle sue battaglie donchisciottesche condotte instancabilmente tra poche vittorie e molti fallimenti”. 

Tommaso De Filippo – impegnato nella cura dell’eredità culturale della famiglia – ha appoggiato Lino Musella nella sua ricerca nelle memorie di Eduardo volendo incoraggiare fortemente il dialogo tra generazioni in scena.  

L’attore dà dunque voce e corpo alle parole delle lettere indirizzate alle Istituzioni, al discorso al Senato, agli appunti, ai carteggi relativi all’impresa estenuante per la costruzione e il mantenimento del Teatro San Ferdinando; ad affiancarlo in scena il maestro Marco Vidino che esegue dal vivo musiche originali appositamente composte per lo spettacolo. 

“Tavola tavola, chiodo chiodo – continua Musella – sono le parole incise su una lapide del palcoscenico del San Ferdinando, lapide che Eduardo erige a Peppino Mercurio, il suo macchinista per una vita, che tavola dopo tavola, appunto, era stato il costruttore di quello stesso palcoscenico, distrutto dai bombardamenti nel ‘43.  Faccio parte di una generazione nata tra le macerie del grande Teatro e che può forse solo scegliere se soccombere tra le difficoltà o tentare di mettere in piedi, pezzo dopo pezzo, una possibilità per il futuro, come ermeticamente indicano quelle parole – incise nel Teatro di Eduardo – che in realtà suggeriscono un’azione energica e continua.  

Questo grande artista è costantemente impegnato a ‘fare muro’ per smuovere la politica e le Istituzioni e ne esce spesso perdente, in parte proprio come noi in questo tempo, ma anche da lontano non smette mai di alzare la sua flebile, roboante voce e mi piace pensare che lo faccia proprio per noi”. 

Gen
8
Sab
IL MARITO INVISIBILE
Gen 8 - 21:00
IL MARITO INVISIBILE

Il marito invisibile di Edoardo Erba è un’esilarante commedia sulla scomparsa della nostra vita di relazione. Le due protagoniste, Fiamma e Lorella, ci accompagnano con la loro comicità in un viaggio scottante e attuale.

Trama

Le due amiche cinquantenni, che non si vedono da tempo, si incontrano in una videochat. Cominciano con i saluti di rito, proseguono con qualche chiacchiera, finché Lorella annuncia a sorpresa che si è sposata.
La cosa sarebbe già straordinaria di per sé, vista la sua proverbiale sfortuna con gli uomini. Ma diventa ancora più incredibile quando lei rivela che il nuovo marito ha… non proprio un difetto, una particolarità: è invisibile.
Fiamma teme che l’isolamento abbia prodotto danni irreparabili nella mente dell’amica. Si propone di aiutarla, ma non ha fatto i conti con la fatale, sconcertante, attrazione di noi tutti per l’invisibilità.

Note di regia

“Nella regia del Marito Invisibile ho voluto creare una realtà virtuale più ricca e articolata della realtà che vediamo sul palco. Le attrici recitano sullo sfondo di un blue screen circondate da una realtà monocromatica, che prende vita e colore solo dal piano della telecamera in su. Sui grandi schermi che sovrastano il palco, invece, le vediamo vivere nelle loro case, piene di oggetti, di luci, di fumo, di colori e di movimento. Il contrasto – funzionale alla storia che la commedia racconta – mette lo spettatore in una situazione nuova. Può guardare le attrici sui grandi schermi, godendosi il loro primo piano o, viceversa, guardarle dal vivo sul palco o, ancora, guardarle un po’ da una parte, un po’ dall’altra, ‘montando’ le immagini come meglio crede.
Benché composto da cinque scene con passaggi di tempo fra l’una e l’altra (cinque atti si sarebbe detto una volta) lo spettacolo non prevede mai il buio. Gli schermi sono sempre attivi, perché quando i personaggi escono di scena, prendono il cellulare e il pubblico vede ingrandito quello che loro vedono sullo schermo del telefono. Ne esce un atto unico dal ritmo incalzante, che cattura lo spettatore dalla prima battuta, senza lasciargli mai la possibilità di distrarsi.
Ho lavorato con un team eccezionale, che mi ha aiutato a far sembrare semplice una tecnologia in realtà piuttosto complessa. Massimiliano Gagliardi è stato complice della regia e autore di bellissime musiche. Leonardo Erba ha collaborato all’idea generale e ha inventato video ironici e imprevedibili; Davide Di Nardo ha immaginato e realizzato con creatività il supporto tecnico della presa diretta, gli sfondi virtuali e gli effetti speciali; Luigi Ferrigno e Sara Palmieri hanno studiato scene minimal ma di grande impatto; Giuseppe D’Alterio ha trovato, con le luci, il difficile equilibrio fra palco e realtà virtuale; Nunzia Russo ha cucito costumi semplici ed efficaci; Salvatore Addeo ha padroneggiato la parte sonora con maestria. E la produzione ha creduto, incoraggiato e realizzato un’operazione che ci rende tutti orgogliosi ma che sarebbe fatica sprecata se non fosse sostenuta dalla bravura, dal talento e dalla straripante comicità di due grandi attrici: Maria Amelia Monti e Marina Massironi.”

Edoardo Erba

 

Teatro della Pergola | 28 dicembre – 2 gennaio 2022

→ Vai alla scheda
Gen
9
Dom
IL MARITO INVISIBILE
Gen 9 - 21:00
IL MARITO INVISIBILE

Il marito invisibile di Edoardo Erba è un’esilarante commedia sulla scomparsa della nostra vita di relazione. Le due protagoniste, Fiamma e Lorella, ci accompagnano con la loro comicità in un viaggio scottante e attuale.

Trama

Le due amiche cinquantenni, che non si vedono da tempo, si incontrano in una videochat. Cominciano con i saluti di rito, proseguono con qualche chiacchiera, finché Lorella annuncia a sorpresa che si è sposata.
La cosa sarebbe già straordinaria di per sé, vista la sua proverbiale sfortuna con gli uomini. Ma diventa ancora più incredibile quando lei rivela che il nuovo marito ha… non proprio un difetto, una particolarità: è invisibile.
Fiamma teme che l’isolamento abbia prodotto danni irreparabili nella mente dell’amica. Si propone di aiutarla, ma non ha fatto i conti con la fatale, sconcertante, attrazione di noi tutti per l’invisibilità.

Note di regia

“Nella regia del Marito Invisibile ho voluto creare una realtà virtuale più ricca e articolata della realtà che vediamo sul palco. Le attrici recitano sullo sfondo di un blue screen circondate da una realtà monocromatica, che prende vita e colore solo dal piano della telecamera in su. Sui grandi schermi che sovrastano il palco, invece, le vediamo vivere nelle loro case, piene di oggetti, di luci, di fumo, di colori e di movimento. Il contrasto – funzionale alla storia che la commedia racconta – mette lo spettatore in una situazione nuova. Può guardare le attrici sui grandi schermi, godendosi il loro primo piano o, viceversa, guardarle dal vivo sul palco o, ancora, guardarle un po’ da una parte, un po’ dall’altra, ‘montando’ le immagini come meglio crede.
Benché composto da cinque scene con passaggi di tempo fra l’una e l’altra (cinque atti si sarebbe detto una volta) lo spettacolo non prevede mai il buio. Gli schermi sono sempre attivi, perché quando i personaggi escono di scena, prendono il cellulare e il pubblico vede ingrandito quello che loro vedono sullo schermo del telefono. Ne esce un atto unico dal ritmo incalzante, che cattura lo spettatore dalla prima battuta, senza lasciargli mai la possibilità di distrarsi.
Ho lavorato con un team eccezionale, che mi ha aiutato a far sembrare semplice una tecnologia in realtà piuttosto complessa. Massimiliano Gagliardi è stato complice della regia e autore di bellissime musiche. Leonardo Erba ha collaborato all’idea generale e ha inventato video ironici e imprevedibili; Davide Di Nardo ha immaginato e realizzato con creatività il supporto tecnico della presa diretta, gli sfondi virtuali e gli effetti speciali; Luigi Ferrigno e Sara Palmieri hanno studiato scene minimal ma di grande impatto; Giuseppe D’Alterio ha trovato, con le luci, il difficile equilibrio fra palco e realtà virtuale; Nunzia Russo ha cucito costumi semplici ed efficaci; Salvatore Addeo ha padroneggiato la parte sonora con maestria. E la produzione ha creduto, incoraggiato e realizzato un’operazione che ci rende tutti orgogliosi ma che sarebbe fatica sprecata se non fosse sostenuta dalla bravura, dal talento e dalla straripante comicità di due grandi attrici: Maria Amelia Monti e Marina Massironi.”

Edoardo Erba

 

Teatro della Pergola | 28 dicembre – 2 gennaio 2022

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Gen
13
Gio
MARJORIE PRIME
Gen 13 - 21:00
MARJORIE PRIME

Testo finalista del premio Pulitzer 2015, Marjorie Prime esplora il rapporto tra memoria e identità in un futuro prossimo in cui l’umanità convive con l’intelligenza artificiale. Qual è il rischio di appannare la linea di demarcazione tra questi due mondi? L’ottantenne Marjorie è affetta da Alzheimer e il suo senso d’identità è in perenne deterioramento. Passa le sue giornate a conversare con un Prime, una copia digitale e ringiovanita del defunto marito Walter, che condivide con lei i ricordi per supportarne la memoria incerta. Come ricostruirà il suo passato, e cosa deciderà di dimenticarsi? E quali effetti può provocare l’interazione con una macchina che sa più cose su di noi di quante noi stessi riusciamo a ricordare?

Raphael Tobia Vogel – dopo i successi di Buon anno, ragazzi e Per strada – dirige una grande interprete del teatro italiano, Ivana Monti nei panni dell’anziana Marjorie.

Gen
14
Ven
MARJORIE PRIME
Gen 14 - 21:00
MARJORIE PRIME

Testo finalista del premio Pulitzer 2015, Marjorie Prime esplora il rapporto tra memoria e identità in un futuro prossimo in cui l’umanità convive con l’intelligenza artificiale. Qual è il rischio di appannare la linea di demarcazione tra questi due mondi? L’ottantenne Marjorie è affetta da Alzheimer e il suo senso d’identità è in perenne deterioramento. Passa le sue giornate a conversare con un Prime, una copia digitale e ringiovanita del defunto marito Walter, che condivide con lei i ricordi per supportarne la memoria incerta. Come ricostruirà il suo passato, e cosa deciderà di dimenticarsi? E quali effetti può provocare l’interazione con una macchina che sa più cose su di noi di quante noi stessi riusciamo a ricordare?

Raphael Tobia Vogel – dopo i successi di Buon anno, ragazzi e Per strada – dirige una grande interprete del teatro italiano, Ivana Monti nei panni dell’anziana Marjorie.

Feb
5
Sab
STORIA DI 1
Feb 5 - 21:00
STORIA DI 1

“Tra tutti gli ostacoli che si frappongono a una spiegazione radicale dell’esistenza,
nessuno genera più sgomento del tempo. Spiegare il tempo? Non senza aver spiegato l’esistenza.
Spiegare l’esistenza? Non senza aver spiegato il tempo.
Scoprire il profondo e nascosto legame che sussiste fra il tempo e l’esistenza (…)
è un compito riservato al futuro”

John Archibald Wheeler, fisico, vincitore del Premio Enrico Fermi

La storia di un uomo, la storia di un Paese.

“Questo lavoro è un tentativo impressionistico di esplorare il rapporto sempre accidentale e contraddittorio tra i giorni di un uomo qualunque, Angelo – la sua storia, la sua biografia, il suo sentire – e la rete di circostanze che lo uncinano malgrado lui, ad alcuni eventi della storia d’Italia. Una storia che ha le curiose caratteristiche di essere quella di un passato recente, quasi un dietro del presente se vogliamo: dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni Ottanta.
È uno squarcio parziale e soggettivo di una vita in un passato che per ora non molla, non la smette di passare e ripassare; che si ostina; che resiste; lasciando tracce ovunque, mentre abita, come un fantasma, l’immaginario delle nostre vite.”

Lucia Calamaro

 

Teatro della Pergola | 5 – 10 aprile 2022

→ Vai alla scheda
Feb
6
Dom
STORIA DI 1
Feb 6 - 21:00
STORIA DI 1

“Tra tutti gli ostacoli che si frappongono a una spiegazione radicale dell’esistenza,
nessuno genera più sgomento del tempo. Spiegare il tempo? Non senza aver spiegato l’esistenza.
Spiegare l’esistenza? Non senza aver spiegato il tempo.
Scoprire il profondo e nascosto legame che sussiste fra il tempo e l’esistenza (…)
è un compito riservato al futuro”

John Archibald Wheeler, fisico, vincitore del Premio Enrico Fermi

La storia di un uomo, la storia di un Paese.

“Questo lavoro è un tentativo impressionistico di esplorare il rapporto sempre accidentale e contraddittorio tra i giorni di un uomo qualunque, Angelo – la sua storia, la sua biografia, il suo sentire – e la rete di circostanze che lo uncinano malgrado lui, ad alcuni eventi della storia d’Italia. Una storia che ha le curiose caratteristiche di essere quella di un passato recente, quasi un dietro del presente se vogliamo: dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni Ottanta.
È uno squarcio parziale e soggettivo di una vita in un passato che per ora non molla, non la smette di passare e ripassare; che si ostina; che resiste; lasciando tracce ovunque, mentre abita, come un fantasma, l’immaginario delle nostre vite.”

Lucia Calamaro

 

Teatro della Pergola | 5 – 10 aprile 2022

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